Il cosmo secondo Agnetha

Copertina del libro Il cosmo secondo Agnetha di Daniele VecchiottiIl cosmo secondo Agnetha (Las Vegas Edizioni, 2008) è il romanzo d'esordio di Daniele Vecchiotti e potremo definirlo un viaggio panoramico nel sesso e nelle sue possibili varianti in cui esilaranti (e deliranti) eventi si intersecano a personaggi particolarissimi che riescono a coinvolgere il lettore e invogliano a proseguire.

L'autore ha gentilmente risposto ad alcune domande per noi di Queerblog.

Come mai un libro dal titolo “Il cosmo secondo Agnetha" o, per dirla con il film Priscilla, Sua Maestà Agnetha?
Quando il progetto del romanzo è nato, ho dovuto scegliere un’icona gay da erigere a rappresentante di tutto un mondo, un modo di vivere e pensare, un “cosmo”, appunto. Avrei potuto giocare sul facile, tirar fuori le solite Carrà o Mina (certo commercialmente sarebbe stata un’opzione più astuta); invece ho deciso di puntare tutto sulla bionda degli Abba. In primis perché sono da sempre un fan scatenato dei quattro svedesini d’oro, ma soprattutto perché mi attraeva moltissimo l’assoluto non-divismo della Fältskog, il suo essersi trincerata in una casa di provincia, diventando una specie di ombra cupa e melanconica. Il libro vede continuamente intrecciarsi solitudini e feste pop, luoghi oscuri e riflettori, miserie e splendori, e mi sembrava che il personaggio di Agnetha (a dispetto del nome difficile da pronunciare) con la sua vita struggente e i suoi lustrini fosse il più adatto a riassumere tutta la trama.

Il tuo libro parte da queste domande che si pone il protagonista: “Cosa vuol dire essere finocchi? Quale mistero si nasconde dietro quella parola così voluminosa e impegnativa, che a suo modo, è persino musicale, omosessualità? ... Vuol davvero dire qualcosa, la parola omosessuale, o forse non significa più nulla, è vuota, vecchia, passata di moda, un concentrato di luoghi comuni sorpassati, un’associazione di idee che non ha pi motivo di esistere? E soprattutto: come si fa a diventare froci?” Hai trovato delle risposte?
In 304 pagine fitte fitte di risposte a quelle domande ne vengono suggerite parecchie, ma io credo che un romanziere debba lanciare dei sassi senza poi preoccuparsi granché di dove cadono. A mio parere la narrativa, quando è buona, non spiega né rivela nulla: si limita a stuzzicare il lettore affinché se le trovi da sé, le sue personali risposte.

Nel libro si dice anche che siamo tutti bisessuali, omosessuali a parte. Lo pensi davvero?
Ovviamente no. Quella battuta, pronunciata dal personaggio-spalla della storia (che molti considerano il vero protagonista), mette in scena il paradossale atteggiamento iperdifensivo di certi gay che, consciamente o inconsciamente spaventati dalla loro condizione, ribaltano il problema e costruiscono mondi surreali in cui l’anomalia è l’eterosessualità. Certo isolata dal contesto la frase può portare a cattive interpretazioni, ma letta all’interno dell’intreccio non lascia dubbi sulle mie idee in proposito.

Dacci tre motivazioni valide per leggere il tuo libro. La risposta: “Perché l'ho scritto io” non vale...!
UNO: Perché ci si diverte, e credo lo si faccia nel senso completo della parola: in 304 pagine si ride (molto), ci si intristisce (un pochino), ci si incazza (in quantità diversa a seconda dei soggetti), ci si eccita (in quantità diversa a seconda degli ormoni), insomma si provano delle emozioni. DUE: perché racconta un incontro/scontro tra il mondo etero e quello gay, e quindi può essere un’ottima occasione per gli appartenenti ad entrambe le categorie di scoprire qualcosa di più intimo a proposito del fronte opposto. TRE: perché è un romanzo lungo, intenso e pieno di cose, ma, a dispetto della sua ricchezza, costa solo 12 euro. Considerato il prezzo medio delle novità letterarie, se anche non vi piacerà avrete sempre la consolazione di non averlo pagato troppo.

Da autore, come vedi il panorama letterario gay italiano?
Non so se sia una questione di diottrie, ma francamente lo vedo poco. Quando iniziai a scrivere, circa 12 anni fa, l’editoria gay sembrava un settore a un passo dal boom. Adesso il fenomeno è decisamente rientrato. Saranno i governi di destra, sarà che il mercato è in mano ai soliti due nomi che decidono tutto, sarà Ratzinger o solo il fatto che anche l’omosessualità è una moda con corsi e ricorsi. A piacermi poco però è il fatto che non sono tanto gli autori o gli editori gay a mancare, quanto piuttosto i lettori. Il web pullula di siti a tematica omosex, ma la percentuale occupata dalla letteratura è pressoché risibile. Fino a qualche decennio fa, i gay erano identificati con una specie di élite intellettuale, gente che leggeva, approfondiva, guardava film off, viveva d’arte. Mai generalizzare, per carità, ma i ragazzi di oggi sembrano più interessati al gossip e alle chat-line. Non sono mica sicuro sia un passo in avanti.

Infine, la domanda che doveva essere la prima: presentati per i lettori di Queerblog.
Mi chiamo Daniele Vecchiotti e ho 34 anni. Ho scritto due racconti per la raccolta Men on Men 4, pubblicata da Mondadori nel 2005. Poi il romanzo di cui abbiamo chiacchierato insieme oggi, e che vi ringrazio per aver ospitato. Chiunque fosse interessato a tutti i peggiori pettegolezzi, può trovarli direttamente sul mio sito. Per il resto preferisco che di me parlino i miei libri.

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