Per il matrimonio gay e i nostri diritti ormai non ci resta che sperare in Babbo Natale

Per il matrimonio gay e i nostri diritti ormai non ci resta che sperare in Babbo Natale

Caro Babbo,
un anno intero è passato dall’ultima volta che ci siamo sentiti. Dobbiamo ammettere che siamo tutti un po’ più arrabbiati rispetto all’anno scorso: di tutti i doni che ti avevamo chiesto di portarci il Natale passato, non ne abbiamo visto nemmeno uno! È vero che è tempo di crisi, ma, insomma, un pensierino anche a noi ogni tanto rivolgilo!

Inizia così la letterina a Babbo Natale che il Movimento Pansessuale di Siena indirizza all’ometto vestito di rosso che, ancora una volta, si è dimenticato della comunità lgbt.

Movimento Pansessuale Siena

Nella lettera, con tono ironico e sferzante, troviamo tutta una serie di diritti che erano stati chiesti a Babbo Natale ma che lui si è ben guardato dal portarci (del resto, ormai in Italia dobbiamo affidarci solo a Babbo Natale o alla Befana, che se aspettiamo i politici stiamo freschi…!):

Anche quest’anno non ci hai portato una legge contro l’omofobia, te l’abbiamo chiesta tutti a gran voce, stanchi di sentircelo dire anche dall’Europa (che ormai ci prende sempre di più in giro). E invece anche questa volta tra un intoppo, molti mal di pancia e tanta confusione, hanno deciso che si stava meglio senza. Vabbé!

E continua:

Di tutti i diritti che ti si è chiesto, nemmeno uno: ci si può sposare, certo, ma solo su Facebook. In fatto di adozioni non ne parliamo! Conosco coppie che ormai hanno il terrore di allevare anche solo un Tamagotchi per paura che gli cresca deviato, violento, omosessuale, dislessico, depravato, asociale (e molte altre ne abbiamo dovute sentire…). Ah sì, poi c’è quella storia della società che non è pronta, che un figlio di una coppia omogenitoriale sarebbe discriminato e bla bla bla…

Dopo aver stigmatizzato le parole del papa che contribuisce a rafforzare i pregiudizi contro di noi, la letterina a Babbo Natale prosegue:

[Rispetto allo scorso anno] una cosa in più te la chiediamo, però, ed è di portare un po’ di serenità in tutte quelle famiglie che durante l’anno hanno dovuto subire l’ingiusta umiliazione di vedere un figlio maltrattato, deriso o malmenato perché omosessuale. Porta l’abbraccio di tutta la nostra comunità alle mamme e ai papà di quei ragazzi che non ci sono più, e ricordagli che continueremo a farci sentire anche per loro.

Foto | Gayburg

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