Le terapie di conversione non funzionano, parola della scienza

Le terapie di conversione non funzionano, parola della scienza

Ricordate la canzone, Luca era gay e adesso sta con lei? In fondo potrebbe essere rubricata come l'ennesima azione, plateale, che avvalori la tesi delle cure di conversione per i gay. Una delle tante, una variante nostrana.

Pare continui a prosperare la teoria secondo cui l’omosessualità sia una malattia da dover curare, malgrado venga smontata quotidianamente sia dagli ordini professionali che dalla comunità LGBT. Cioè, cos'è una terapia riparativa, riparativa di che, poi? L’APA ha più volte ribadito le ultime conquiste civili, almeno sulla carta: l’omosessualità non è più considerata un disturbo mentale.

Le terapie di conversione non funzionano, parola della scienzaDopo le ultime dichiarazioni, quella del Papa in testa, è facile pensare, soprattutto per un giovane sprovveduto, disorientato, ansioso, che essere gay sia un peccato grave e tentare, con mezzi leciti e illeciti, di correre, appunto, ai ripari con le terapie di conversione.

Lo scorso anno, l’Ordine degli Psicologi italiani, ha confermato che l’omosessualità non è una malattia e quindi non va curata. Questa la dichiarazione del presidente Giuseppe Luigi Palma:

L’omosessualità non è una malattia da curare, né un orientamento sessuale da modificare: affermare il contrario è una informazione scientificamente priva di fondamento e foriera di un pericoloso sostegno al pregiudizio sociale.
Citando l’Organizzazione Mondiale della Sanità, l’omosessualità è soltanto una “variante naturale del comportamento umano”; è peraltro ampiamente dimostrato che i tentativi di “conversione” dell’omosessualità in eterosessualità non solo falliscono, ma anche segnano, e spesso gravemente, le condizioni psichiche di chi vi si sottopone.

Negli Stati Uniti l’omosessualità è stata derubricata dalla liste dei disordini mentali dalla American Psychiatric Association nel 1973.

Risalgono al 1997, invece, le prime dichiarazioni ufficiali sulle teorie di “conversione”. Le statistiche parlano chiaro: non esistono percentuali di persone che hanno cambiato orientamento dopo le cure. Si legge nel rapporto del 2009 stilato da livescience.

Tutti i partecipanti alle terapie hanno continuato a segnalare attrazioni omosessuali, anche durante il tentativo di conversione, e non sono stati attratti dal sesso opposto. Tra gli effetti negativi emergono la perdita del desiderio sessuale, la depressione, l’ansia. Ma anche la tendenza al suicidio...

Trattamenti che si sono sono rivelati inutili, costosi e dannosi per di più. Contaminato con pregiudizi religiosi e anti-gay e subito adottato dai gruppi conservatori, l'articolo del 2003, apparso sulla rivista Archives of Sexual Behavior firmato dal noto psichiatra Robert Spitzer, raccontava come come alcuni pazienti sottoposti a terapie di conversione potessero cambiare il loro orientamento sessuale. La pubblicazione diventò una specie di cavallo di battaglia delle teorie di conversione, salvo poi essere oggetto di una clamorosa smentita. Spitzer si basò su interviste con i pazienti, e non su reali criteri di valutazione sul desiderio sessuale. Tanto che pubblicamente dichiarò:

Devo delle scuse alla comunità gay per le mie affermazioni non dimostrate sull’efficacia della terapia riparativa.

Insomma, qui l'unico disturbo che necessita di una cura libertaria e di rispetto, pare sia l'omofobia.

Foto | Getty

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