L'omosessualità di Donatello

Donatello

Fu sotto il patrocinio e la protezione di Cosimo de’ Medici (1386-1466) che il talento e l’estro di Donatello poté prendere definitivamente il volo. Dilagare e non solo a Firenze. Un talento che fu radice e nutrimento del nostro rinascimento. Chiave di volta di una concezione che avrebbe infuso nuova, preziosa linfa alla società del Quattrocento.

Le sue opere rubano, oggi come allora, il fiato non solo per la perfezione immacolata delle forme, ma anche per una fonda suggestione psicologica che ci offre più di uno spiraglio nel cuore e nella mente del soggetto rappresentato.

Molto si è parlato dell’omosessualità dell’artista. Gli aneddoti, attribuiti spesso al Poliziano, ci raccontano, regalandoci, ogni volta, leggero il sorriso, come Donatello accogliesse nella sua bottega solo ragazzi di bell’aspetto, divertendosi poi a coprirli di macchie in modo che nessun altro potesse trovarli seducenti oppure di come dopo una lite con un ragazzo di bottega, maestro e aiutante si fossero riconciliati in modo tutto “licenzioso”.

A parte i tanti aneddoti, le voci dei contemporanei e il celibato, le opere stesse di Donatello, citiamo sopra ogni altra il David, ci rivelano, senza timori di fraintendimenti, l’anima del grande artista.

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