Verso una soluzione l'omocidio dell'architetto romano

Non ha perso tempo la polizia di Roma - che da alcuni anni segue con attenzione i casi di omicidi anti-gay - nelle indagini sull'assassinio di Alberto Falchetti, l'architetto 59enne trovato ucciso in casa sua. La donna delle pulizie lo ha trovato lunedì con la testa fracassata, ma non c'era nessun segno di effrazione sulla porta.

Pare che al termine delle prime indagini, l'assassino sia stato individuato all'interno di un gruppo di stranieri e che in effetti l'omicidio sia seguito a un incontro sessuale sfociato in una rapina. E torna così l'esigenza di tutela, specie per quegli uomini gay - soprattutto maturi, ma non solo - che incontrano marchettari o stranieri e li portano in casa.

Quando era capo della squadra mobile, Alberto Intini collaborò con le associazioni gay proprio per migliorare le indagini in questi casi, ma soprattutto per prevenire nuovi casi criminosi. I suoi consigli erano essenzialmente di evitare di rimanere da soli con persone che non si conoscono, cercare sempre di avvisare qualcuno (un amico, un vicino) di quello che si sta facendo e fare in modo che anche gli ospiti lo sappiano. Non essere circospetti, ma mostrare sicurezza. E in genere cercare di frequentare sempre i soliti prostituti, evitando le facce nuove.

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