All'Onu le Ong gay, nonostante i paesi omofobi


Bella vittoria per le organizzazioni che promuovono i diritti delle persone lesbiche, gay, bisex e transgender. Al termine di due votazioni piuttosto serrate, l'Ecosoc - il Consiglio economico e sociale delle Nazioni Unite - ha ammesso nel suo seno, con status consultivo, due Ong lgbt, il Coc olandese e la Felgt, la federazione spagnola delle associazioni gay e lesbiche. Il gruppo dei 54 paesi che compongono l'organismo ha approvato l'ingresso della Felgt con 22 voti favorevoli, 19 contrari e 10 astenuti (con 3 assenze).

A favore ha votato l'intera Europa occidentale (mancava l'Italia) e quasi tutta quella orientale (comprese Polonia, Romania e Moldova), tranne la Russia e la Bielorussia, che tengono alto il vessillo dell'omofobia continentale. Hanno dato il loro sì anche Canada, Brasile e, che notizia, gli Stati Uniti. Compatti contro le associazioni lgbt invece la Cina - che in quanto a diritti umani ne viola quanto può - e i paesi musulmani: l'intera Africa ha votato contro, eccetto Capo Verde e le astensioni di Angola, Mozambico e Guinea-Bissau. Contro l'Arabia Saudita, l'Iraq (ma non gli avevamo portato la democrazia?), l'Indonesia, Malesia, Pakistan, Sri Lanka, Paraguay. A favore Giappone, Corea, Brasile e Uruguay, oltre ai paesi europei presenti.

Adesso queste due organizzazioni, insieme a quelle già ammesse in precedenza, potranno esporre direttamente le questioni e le esigenze della comunità lgbt. Un piccolo passo avanti.

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