Ah, se anche Arbasino...

pubblicato: sabato 05 agosto 2006 da aelred in: Camp Attack Bigodinerie Citizen Gay

Se la cattolicissima Spagna è 100 anni avanti rispetto all’Italia in fatto di diritti civili, ci sarà una ragione. La stessa per cui loro hanno Pedro Almodóvar, sempre in prima fila per difendere i diritti dei gay come lui; e noi, invece, abbiamo Franco Zeffirelli, con i suoi disperati tentativi di distinguersi dalla massa dei gay, con il tipico atteggiamento (tutto italico) da dandy decadente.

L’assenza di personaggi pubblici di spessore, su questo fronte, ha influito non poco sull’assenza di un vero movimento gay e sulla scarsa combattività della comunità glbt. Se n’è accorto anche il bravo Mario Fortunato, che sull’espresso recensisce Scritto sul corpo, l’autobiografia con annesso coming out di Alan Bennett, uno dei più apprezzati autori inglesi contemporanei (di lui avrete certo sentito nominare almeno Nudi e crudi)…

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Scrive Fortunato:
Ah quante lagne e verbose elucubrazioni, quante tragedie anche recentissime ci saremmo evitati se Alberto Arbasino avesse scritto per noi qualcosa di simile, con la stessa sincerità simpatica e colloquiale, diretto come la lama di un coltello.

Purtroppo Arbasino, che pure avrebbe potuto, non l’ha scritto, preferendo dedicarsi ai pastiche letterari e rinchiudere la propria esperienza personale nei recinti ben protetti dell’alta borghesia e del mondo intellettuale, senza condividere con noi - popolo bue - e con i giovani non ancora gay delle nuove generazioni il piacere e il mistero di un’omosessualità riservata a pochi eletti.

“Come stavamo bene quando non c’erano questi militanti gay, quando due uomini non vivevano insieme come marito e moglie, non volevano sposarsi e noi finocchi scopavamo di nascosto fra gli alberi del parco o in spiaggia con tutti i maschi etero della zona”. Questo è il tenore delle dichiarazioni rilasciate dai gay ancien régime; parole gonfie di rimpianti e nostalgia in realtà per la propria giovinezza e non per tempi, eroici certo, ma duri e terribili per tutti, tranne pochi privilegiati dal censo.

In fondo, però, se c’è una dote che gli intellettuali italiani di tutte le epoche, etero e gay, hanno sempre avuto in comune è l’assenza di coraggio.

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