A Roma niente Gay Street (per ora)

Segnale di una Gay StreetDi nuovo polemiche sulla Gay street a Roma. Pare che Orlando Corsetti (centro sinistra), presidente del Municipio Roma I, abbia negato la pedonalizzazione del quel pezzo di via San Giovanni in Laterano (che, personalmente, credo si chiami Street non per derivazione dall'inglese, ma proprio perché stretta!) Sul sito dell'ArciGay Roma c'è il comunicato. Ecco alcuni stralci:

La Gay Street è un patrimonio per la città e per quell'area di Roma da cui non può essere spostata, proprio perché non si tratta un business, ma di un luogo che ha un forte potere simbolico e identitario: migliaia di lesbiche, gay e trans hanno trovato la forza, grazie alla Gay Street, di non nascondersi più. Il silenzio e l'invisibilità, anche in famiglia o sul lavoro, sono il vero grande problema per i cittadini omosessuali [...] Adesso chiederemo anche al Comune di Roma di esprimersi sulla questione, perché vogliamo capire se la cultura ha diritto di cittadinanza nella nostra città e se questo vale anche per la cultura gay, come avviene nelle grandi capitali europee, dove produce innovazione e ricchezza. Se non riceveremo risposte valuteremo anche l'ipotesi di promuovere una raccolta di firme per la richiesta di un referendum popolare nel Municipio.

A parte i toni apocalittici, veramente si può definire la Gay street “patrimonio per la città”? Poi si dice che non si tratta di business ma produce ricchezza. Infine, se si deve fare una strada, non sarebbe meglio fare una strada vera e propria e non una manciata di metri. Già la precedente Gay street romana (sì, ce n'era un'altra, poco distante ed era via Pietro Verri) era un buco. Se si parla di visibilità, non si possono fare proposte di più ampio respiro?

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