Voci dal Cassero in risposta a Sabina Guzzanti 2

Dopo la lettera aperta di Vincenzo Branà, del direttivo del Cassero gay lesbian center di Bologna, pubblichiamo un commento dello scrittore Luca de Santis, altro socio della storica associazione bolognese, in risposta alle poco circostanziate affermazioni in merito al Pride espresse da Sabina Guzzanti dal palco della manifestazione dell'8 luglio contro Berlusconi.

E' soprattutto sulla critica di un antifascismo troppo tiepido che de Santis si concentra, come potete leggere dal suo testo riportato qui di seguito:

Sarà che sono una persona molto emotiva, una di quelle che di incomprensioni e tensioni ne fa un bel nodo e se lo piazza sullo stomaco, ma ho dormito davvero male questa notte dopo aver visto l’intervento di Sabina Guzzanti al No Cav di Roma.
Sono anche uno di quelli che prende subito la tastiera e si mette a scrivere lettere di risposta e di protesta; purtroppo il sito di Sabina Guzzanti questa notte è saltato. Quindi il nodo allo stomaco è ancora lì, sempre piu’ grande e stretto come un tombolo abruzzese.
L’ho presa sul personale, sì, perché ho sempre pensato –e lo penso ancora- che la Guzzanti sia un’amica, una compagna con cui combattere per le cause giuste, per il riconoscimento, per la credibilità.
La credibilità per chi fa satira è la cosa piu’ importante di tutte: il pubblico deve sapere che quello che stai dicendo è fondato su notizie vere, avvallate, controllate, ricontrollate, super-controllate. La satira è la forma di comicità piu’ difficile perché devi essere informatissimo e preparatissimo, se questo viene meno, tutto il castello si scioglie come sabbia sotto un’onda.
Sabina Guzzanti ha commesso una leggerezza –il non controllare le sue fonti- imperdonabile, attaccando e deludendo così dei compagni di lotta, persone che sono al suo fianco, in una pugnalata che il “tu quoque Brute” assurge a nuovi e piu’ simpatici significati.
E’ stato inammissibile non sapere che a Roma il Pride si è fatto, e nella stessa piazza in cui lei parlava; non sapere che il Gay Pride a Bologna è partito da sotto le due torri (che piu’ centro non si può) e che Cofferati ha ricevuto la mattina stessa la delegazione del Comitato Pride -anzi di piu’- che Cofferati ha ricevuto in regalo dal Comitato del Pride il libro “In Italia sono tutti maschi!” sul confino degli omosessuali durante il fascismo. E non è che ora mi faccia pubblicità perché il libro è mio, è solo che il discorso dell’antifascismo è quello piu’ grave, ed è quello che mi ha colpito di piu’.
Sabina in piazza ha detto: «sul palco c’erano tante bandierine e tra queste c’era la figurina di un ragazzo con la svastica sulla cintura, e la scritta diceva: “mi chiamo Italo, odio i froci ma amo il mio camerata”. Perché il Gay Pride e l’arci non volevano prendere una posizione antifascista».
Due sono gli sbagli orripilanti di questa affermazione.
Il primo è mettere in discussione l’antifascimo di un Pride, che è un’assurdità che dal surreale arriva all’irreale, passando per il “readymade”. Tra le associazioni che aderivano alla manifestazione c’era L’Anpi, l’Associazione Nazionale Partigiani Iitaliani e non voglio mettermi nei panni della Guzzanti quando verrà a sapere che ha dato dei faziosi non-antifascisti anche ai Partigiani. Il mettere in discussione un elemento così scontato però mi fa pensare che Sabina parlasse per fonti non dirette e la prova è proprio quell’immagine di Italo e del suo camerata.
Io mi rifiuto di credere categoricamente che Sabina non abbia colto l’ironia di quell’immagine e di quel messaggio. Mi rifiuto di credere che Sabina non abbia visto la presa in giro dell’omofobia come rimozione della propria omosessualità, tipica dei gruppi violenti di estrema destra. Rifiuto di credere che Sabina abbia potuto pensare che un Pride potesse giustificare simili figuri. Mi rifiuto di credere che una delle piu’ grandi scrittrici satiriche, e uno dei miei capisaldi di comicità, non abbia compreso tutto questo. Io ho come l’impressione che Sabina quell’immagine non l’abbia neppure vista.
L’accusa che il Pride non abbia sottolineato il suo antifascismo è ridicola come una pornostar che soffre per una supposta.
Il Comitato Pride e Il Cassero stesso, hanno lavorato con me e la mia casa editrice Kappa Edizioni per la presentazione della graphic novel “In Italia sono tutti maschi!” sul confino degli omosessuali durante il Ventennio. Una collaborazione voluta fortemente da entrambe le parti e non solo limitata a questo, ma che è continuata anche alla mostra all’Istituto Parri di Bologna, in una delle sale del Museo della Resistenza (mica alla Standa! Al Museo della Resistenza!), delle tavole originali e dei materiali raccolti negli ultimi anni per la stesura del libro. In piu’, in questi giorni ho avuto la grande soddisfazone di vincere il Premio Massimo Troisi per il miglior testo comico teatrale; un successo non solo mio ma anche de Il Cassero, dato che i testi premiati erano quelli dello spettacolo prodotto dal circolo stesso. Ora, chi ha avuto la possibilità vedere una delle repliche di “Burlesque!”, ricorderà che la satira antifascista era il filo conduttore dell’intero spettacolo: dallo sketch di Donna Rachele Guidi e Claretta Petacci, al presentatore vestito in fez e camicia nera, ma con vertiginosi tacchi a spillo. Tutto questo prodotto da persone che ora vengono accusate di non aver voluto prendere una posizione antifascista.
Sono sorpreso, stupito, agitato, colpito, deluso, confuso,e mi riguardo un finto cinegiornale satirico prodotto dal circolo rcigay, in cui Mussolini è ridoppiato con la voce di Gennaro Cosmo Parlato, e dal balcone di Palazzo Venezia canta: «Pazza, pazza, pazza sulla terrazza!». Ecco, proprio pazza.

Luca de Santis

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