Diurna. La transessualità come oggetto di discriminazione è il saggio di Monica Romano in libreria in questi giorni. Si tratta di un libro che fornisce ampie ed esaustive risposte sul mondo “trans*” dal punto di vista interno: quello, appunto, di una persona transessuale. Ovviamente, uno sguardo particolare è riservato alla “benpensante” situazione italiana. Si tratta del primo saggio italiano che approfondisce la problematica della discriminazione nel mondo del lavoro delle persone trans attraverso interviste, testimonianze dirette e racconti di vita.
L’autrice ha risposto ad alcune domande per i lettori di Queerblog.
Dici di te: “Quando vedi i tuoi compagni ridere e scherzare non con te, ma di te, vivendo quotidianamente il dileggio, gli insulti, le botte, inizi a porti domande”. Ci racconti qualcosa di te?
Ho 29 anni, vivo con la mia famiglia e lavoro in uno studio professionale. Dedico buona parte del mio tempo libero all’associazione trans* La Fenice di Milano, della quale sono presidente, ed alla militanza nel movimento transgender italiano, cominciata nel 1999. Sono una trans dichiarata ed orgogliosamente visibile da ormai dieci anni.
Mi piace il titolo del tuo libro “Diurna”. Solitamente le persone T* vengono associate alla vita notturna intesa in senso negativo. Ce lo descrivi brevemente?
Il libro racconta la discriminazione che noi persone transessuali e transgender italiane subiamo quotidianamente quando decidiamo di essere “diurne”, ovvero di lavorare, studiare, vivere alla luce del sole come tutti gli altri. Si evidenziano e denunciano quelle dinamiche di esclusione che spingono di fatto molte persone trans verso la prostituzione. In estrema sintesi, Diurna racconta l’oppressione che subiamo, la lotta per la nostra dignità e quella rivoluzione culturale che ne scaturisce.
Domanda secca: chi sono le persone transessuali?
Anime prigioniere di un corpo e di un’identità sociale che non gli appartengono. Se non bastasse, stigmatizzate da un sistema culturale ostile, nel momento nel quale trovano la forza ed il coraggio di liberarsi.
Allarghiamo un po’ la discussione. Nelle recenti polemiche sul Gay Pride – da molti definito una carnevalata – alcuni (anche all’interno del mondo lgbt) hanno sostenuto che se è una manifestazione esibizionistica lo è per “colpa” dei (e uso il maschile apposta, per stigmatizzare l’ignoranza) trans. Cosa risponderesti a queste persone?
A queste persone voglio ricordare che il Gay Pride commemora la rivolta dello Stonewall del 28 giugno 1969, che tanto ha significato per tutti noi. A dare inizio a quella rivolta è stata Sylvia Rivera, una trans, e nei decenni successivi una grande militante, i cui meriti iniziano finalmente ad essere riconosciuti dal movimento LGBT* mondiale.
Un aggettivo per… Ronaldo…
Cliente… (colto in flagrante).
…uno per Thomas Beatie…
Coraggioso… (a differenza di tanti futuri papà “canonici”).
e uno per Mara Carfagna
Valletta… (con velleità politiche).
Consigliaci un libro che ti ha commossa
Stone Butch Blues di Leslie Feinberg, sindacalista ed attivista queer, edito in Italia da Il dito e la luna. Il libro racconta la storia di Jess, né uomo né donna, ma “butch” in lotta per difendere la propria differenza nella Buffalo degli anni ‘60 (quindi nell’America prima di Stonewall). Vero manifesto transgender.
Astrix
04 giu 2008 - 08:39 - #1questo libro mi incuriosisce. chissà che non lo compri.
RoboQueer
04 giu 2008 - 10:25 - #2È un libro molto interessante