Sgarbi: "Liberi amori impossibili" sì, ma senza la parola "gay"

Vittorio SgarbiVittorio Sgarbi è diventato il paladino di tutti. Anche dei gay, volendo. L'assessore alla Cultura di Milano che risponde al nome di cui sopra ha presentato una rassegna teatrale a tematica gay, patrocinata con il titolo "Liberi amori impossibili", senza inserire mai la parola "gay".

Secondo Sgarbi, un modo per velocizzare la pratica e renderla più snella. Ecco cosa dichiara l'assessore in merito a questa faccenda:


"Ho voluto evitare uno scontro che non ha ragione di essere. Se avessimo scritto la parola gay, la delibera sarebbe rimasta ferma lì per mesi. La parola omosessuale porta con sé il concetto di ghetto e provoca resistenze culturali, religiose e sociali. Un piccolo escamotage ha permesso di sbloccare tutto e di evitare le polemiche, come accaduto per la mostra Vade Retro»

Se questo escamotage sembra essere stato un modo per semplificare alcune procedure tortuose, qualcun'altro, l'Arcigay locale, ritiene che la parola gay "non sia una parolaccia". Il solo fatto che sia usato questo mezzuccio, è sintomo di un grande problema.

Il gioco vale la candela?

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