Dell'Irlanda, dei viaggi e dei gay

Copertina del libro di Francesco Filippi, Gli occhi di NiamhLe edizioni Giovane Holden di Viareggio hanno pubblicato un bel libro di reportage da Dublino scritto da Francesco Filippi, dal titolo Gli occhi di Niamh. Due anni di reportage dublinesi. Si tratta di un testo di letteratura di viaggio che ci aiuta a scoprire l'Irlanda attraverso gli occhi di un ragazzo omosessuale alla ricerca della propria indipendenza. Potremo quindi dire un doppio viaggio: attraverso l'Irlanda e dentro l'autore (del resto ogni viaggio è un cammino in se stessi, no?). L'autore narra dei due anni vissuti in Irlanda e in particolare a Dublino, raccontando delle persone che ha incontrato ma anche dell'amore nato con l'Isola di smeraldo .

Tra un viaggio e l'altro Francesco ha risposto ad alcune nostre domande sul suo libro e sull'Irlanda.

Raccontaci qualcosa di te...
Dopo una giovinezza passata in giro per l’Europa adesso vivo e lavoro nella mia cittadina, Viareggio. Collaboro con una casa editrice locale, con vari siti e ho immancabilmente un blog personale. Ho molti interessi e attività, sono una persona pacata ma attiva e complessa, che le persone in genere scoprono con il tempo. Penso di aver recuperato, per così dire, le mancanze della mia adolescenza e della mia prima giovinezza, come tanti ragazzi omosessuali della mia generazione. Ho sempre amato molto la mia indipendenza. Tendo a sviluppare continuamente la mia personalità e identità “multistrato”. Mi piace osservare il mondo per poi magari scriverne. Fin da bambino ho desiderato pubblicare, e grazie ad un’amica rumena, scrittrice (grazie Carmen!) ho spinto me stesso verso questa impresa. Sono anche traduttore e anzi, poiché sto per iniziare a lavorare per una casa editrice in questo campo, spero di poter aumentare il volume del mio lavoro nei prossimi mesi. Il libro, invece, è nato dopo aver partecipato ad un corso di scrittura di Alessandro Agostinelli, scrittore e giornalista (al termine del quale pubblicammo un libro L'acqua leggera). Dopo il corso, Agostinelli mi chiese di scrivere ogni mese un articolo da Dublino per il suo sito di cultura e informazione.

Chi è Niamh i cui occhi danno il titolo al tuo libro?
Niamh è uno dei primi personaggi che si incontrano nel mio libro. È un nome gaelico mitologico abbastanza comune nell’Irlanda moderna, ma non è il nome vero della ragazza di cui parlo: quando ho iniziato a scrivere questi reportage mensili, ho avuto l’impressione di rubare l’intimità delle persone che incontravo nella mia vita quotidiana a Dublino e ho preferito aspettare per poterli identificare appieno. Mi sono accorto che vedendoli e pensandoli con un diverso nome, la scrittura diventava più letteraria e meno giornalistica, più simbolica e meno trattatistica. Sì, Niamh l’ho scelta per il titolo perché per me è un simbolo dell’Irlanda di questi anni, di un paese alla scoperta di se stesso, in lotta e in evoluzione, in modo originale e sorprendente. Niamh è un personaggio potente del mio personale romanzo su questo paese che ho imparato a conoscere, apprezzare e amare.

Dici nel tuo libro: “Scrivere mi ha consentito un’opera di avvicinamento, di apertura che è stato utile per completare e rivelare appieno il mio particolare e asimmetrico sguardo, quello di un omosessuale, che spero interesserà i lettori”. In cosa ritieni sia diverso lo scrivere di un gay?
Per non essere frainteso dirò subito che lo sguardo o la scrittura di un omosessuale non è necessariamente diversa, sarebbe come dire che tutti i gay sono originali, sarebbe ricondursi ad uno stereotipo. Volevo dire che per uno scrittore che voglia esprimersi con la propria e personale voce artistica, “ritrovarsi” omosessuale è quell’elemento in più che aiuta a guardare la realtà in maniera franca, non allineata, scettica magari, o equilibrata, non polarizzata, come penso di aver fatto. E, comunque, vivere in un mondo in cui la maggioranza è eterosessuale, una realtà che in parte è estranea, favorisce comunque un distacco di cui è utile approfittare se si è in grado di farlo. Per finire, quando ho scritto, per me è stato inevitabile pensare al mio particolare punto di vista, poiché scrivevo come in presa diretta. Questo è stato un reportage personale e io stesso mi sono a gradi fatto spazio, come se ne sentissi il bisogno.

Come l’Italia gay vista dall’Irlanda?
L’Irlanda è un paese sorprendente, poiché in pochi anni si è passati dalla criminalizzazione dell’omosessualità all’imminente riconoscimento giuridico delle coppie di fatto. Come per molti altri aspetti è una nazione a metà, in cui il passato è sempre ben visibile, ma il presente corre ad alta velocità verso il futuro, e un confronto con l’Italia appare comunque non a vantaggio nostro. Tuttavia, considerando che l’Irlanda, nel passato paese poverissimo e bastione di un pesante cattolicesimo, ha solo dal 1995 il divorzio, ci dice che vi sono tante difficoltà da superare per realizzare una liberazione. La classe politica è decisamente superiore alla nostra, e quindi vediamo per esempio la polizia che ha numeri speciali contro il bullismo omofobico (abbastanza presente), o campagne di sensibilizzazione diffuse; inoltre, un gay o una lesbica come single possono adottare un bambino. Secondo un recente sondaggio, circa l’80% della popolazione approva una legge sulle coppie omosessuali e lesbiche, e il 58 % il matrimonio civile. Ho avuto l’opportunità di conoscere persone anche all’interno dell’attivismo, come dico nel libro, ed è stato interessante notare quanto sia cambiata la vita per loro: prima quasi tutti sposati e con figli e poi, improvvisamente, divorziati e liberi, anche se con gli strascichi del passato e magari sei figli da mantenere. L’Italia gay dall’Irlanda mi pareva più divisa, più distratta, più maliziosa, meno energetica, meno accogliente, meno concreta e decisamente più raffinata. Di certo gli irlandesi con il loro modo di fare campagnolo per noi italiani possono essere disarmanti!

Consiglia ai lettori di Queerblog un itinerario gay irlandese non convenzionale
Uhm, vediamo, direi che in genere un itinerario gay in Irlanda è già abbastanza poco convenzionale. Conosco abbastanza solo Dublino. Ci sono pochi locali ma ognuno di essi è originale e con una propria personalità, per il mio gusto migliori di quelli che ho frequentato in Italia. Da non mancare il bellissimo discopub The Dragon, il Front Lounge, dove si mescolano persone di varia identità in perfetta armonia, o il più intimo Gubu. Le saune si contano sulle dita di una mano: non vado in sauna di solito, comunque consiglio la Boilerhouse, specialmente se andate col vostro partner, come ho fatto io. La cosa più sorprendente è la presenza di manifestazioni culturali ad hoc nel corso dell’anno, oltre alle celebrazioni del Gay Pride nazionale, che sono giunte alla quarta edizione e adesso sono organizzate da una vera e propria azienda no profit. Direi che il periodo migliore da cogliere per apprezzare Dublino gay per esempio è quello del Festival Internazionale del Teatro gay e lesbico, che quest’anno si svolge proprio dal 5 al 16 maggio. Oppure il festival del Cinema Gay e lesbico, giunto quest’anno alla tredicesima edizione, che si svolge in Agosto, quando la città è molto vibrante. Una bella opportunità è fare volontariato nel periodo del Pride o per le varie organizzazioni, in modo da conoscere di persona la realtà gay irlandese. Tra le cose inusuali che possono attrarre, seguire la squadra dei rugbisti gay degli Emerald Warriors, con cui è possibile imparare a giocare e allenarsi: se si è già abbastanza bravi, potreste iniziare a giocare con loro…

  • shares
  • Mail