Parole diverse, interviste nel mondo gay

Copertina del libro Parole diverse di Fabio Casadei TurroniEsce in questi giorni il nuovo libro di Fabio Casadei Turroni, dal titolo Parole diverse, edito da WLM Edizioni. Si tratta di una raccolta di interviste ad autori legati al mondo lgbtq (tra cui Gianni Rossi Barilli, Delia Vaccarello, Francesco Gnerre, Tommaso Giartosio, Giuseppe Iaculo e Marco Ganzetto), fatte mese dopo mese per varie riviste e portali lgbtq.

Prima di passare all’intervista, una precisazione. Nel rispondere alle domande, Fabio Casadei Turroni ha fatto molto uso della lettera k, al posto della c dura. Ci ha assicurato che in questo libro non si usa tale lettera “ma nei prossimi romanzi forse sì! I cellulari a volte ci insegnano kose giuste: l’uso della kappa rimanda d’altronde ai primi dokumenti in lingua italiana ed è pratika: perké non riskoprirla?” (personalmente, però, sono per il movimento Slow Typing). Detto questo, ecco l’intervista.

Intervistare un intervistatore non è facile. Quindi, imitando Marzullo, la prima domanda è: fatti una domanda e datti una risposta.
La domanda è: perké nessuno l’ha skritto prima, questo libro? Sono kosì kurioso delle persone, ke mi sembra strano ke gli autori glbt rimangano Enti Skonosciuti. Invece no: ki skrive è sporko di vita kome tutti gli altri. E poiké non sono un kritico (dio me ne skampi!) ma un autore io stesso, ogni intervista è diventata un rakkonto. In realtà le interviste sono tanti pikkoli romanzi. Ma c’è da kiosare, kome risposta alla domanda, ke spesso gli autori, ke sono tanto esibizionisti sulla pagina, sono kiusi kome skatole di sardine nella vita... e allora, mi sono detto, skardiniamoli!

Hai intervistato molte persone bene o male legate al mondo lgbtq italiano: che idea ti sei fatto del concetto di cultura gay in Italia?
La kultura lgbtq esiste in Italia kome altrove. Ma spesso gli autori italiani si konsiderano neutri psikopompi, medium asessuati tra la letteratura e i lettori, konsiderati kome klienti d’un prodotto adatto a tutti: il libro. E invece non è kosì: il libro non è un televisore, o una mela. La libreria non è un supermerkato. Il libro, certamente, vive di vita propria, dopo la pubblikazione, ma negare l’importanza della sessualità dell’autore nel suo stile è kome negare l’importanza della luce nella proiezione dell’ombra. Inoltre molti autori italiani sono etero di giorno e lgbtq di notte... questo è un guaio, perké la kultura lgbtq è tale se c’è autokoscienza da parte degli autori d’essere lgbtq. I lettori si stupirebbero, se sapessero quanti autori lgbtq velati abbiamo in Italia!

Tra le interviste che presenti nel tuo libro, a quale tieni di più?
Tengo di più a quelle ke hanno preludiato a belle amicizie tra me ed altri autori. Alle altre tengo senza distinzione tra autori importanti e skonosciuti. Non do’ mai giudizi di valore sul libro: parlo delle vite degli autori. E direi anzi ke tengo più alle interviste agli skonosciuti, perké spesso skrivono in maniera innovativa rispetto agli autori togati ke devono sottostare ai diktat degli editor.

Quindi non è necessario essere un critico per dire la propria su un libro.
Da autore spero d’essere meno supponente di molti kritici in cirkolazione!

Che vuoi dire?
Kosì kome è necessario ke gli autori s’impegnino a fornire un prodotto ottimo, cioè un bel libro, è essenziale ke i kritici s’impegnino almeno a leggerli, i libri, prima di recensirli! Spesso non è kosì. I kosidetti kritici sono spesso artisti mankati ke sfogano la propria sterilità in stronkature iperbolike e skonsiderate. Devono sempre fare vedere ke hanno fatto il klassico, insomma. Un autore kurioso degli altri, invece, riesce ad avvicinare un altro autore senza albagia, perké kapisce qualkosa di teknica narrativa, e sa per esperienza quanto sia laborioso skrivere .

Chi avresti voluto intervistare e non hai potuto farlo?
Il papa! Scherzi a parte, diciamo ke s’è negato un autore molto bravo, ke farebbe bene a fare coming out, se avesse le palle. Ma sai kom’è, quando s’ha paura di perdere lettori e quattrini...

Qualche curiosità, sul libro?
Beh, a dire il vero è stato impossibile trovare qualcuno ke facesse da predatore: non volevo ovviamente nessuno ke fosse stato intervistato nel libro, e gli altri erano intimoriti dalla novità dell’impostazione, avevano timore di skrivere inesattezze. Ma, diko io, kome si fa ad avere paura di skrivere?

Progetti futuri?
Usciranno altri romanzi, sceneggiature e rakkonti, perké non sono un kritiko, appunto. Sono un autore. Probabilmente, visto il notevole interesse su questo libro, ci sarà un’aggiunta di altre interviste, già pronte, alla prossima edizione. Di sfiziosissimo ci sarà, a novembre, la prima mondiale di Ceneraccio, un’opera per bambini basata su favole norvegesi e musikata su mio libretto da Sylvano Bussotti.

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