Un film “equivoco” per vedere da un altro punto di vista

Una scena dal film Irina Palm

In queste ore di maratona elettorale con esiti, sondaggi, opinioni, mea culpa, maratone televisive (Antonello Piroso de La7 è carino, però, non trovate?) e compagnia cantando c'è bisogno di staccare un po'. Io l'ho fatto guardando un film che avevo perso al cinema. Un argomento non prettamente "gay", ma che offre molti spunti interessanti. Parlo del film Irina Palm. Per chi non l'ha visto ecco sinteticamente la trama: Maggie ha bisogno di trovare dei soldi per curare il nipotino malato. Nonostante non sia più giovane, accetta di lavorare in un night club londinese come masturbatrice misteriosa. Il suo nome d'arte è Irina Palm.

Quel che lascia il segno è che Irina Palm (Marianne Faithfull) si spinge in territori temibili e inesplorati, ma paradossalmente meno crudeli e ipocriti di quelli che è solita frequentare alla luce del sole. C'è in tutto il film un continuo salire e scendere, un avanti e indietro, un andare e venire (e non solo metaforicamente parlando...): sembra quasi una discesa in una realtà radicalmente distante dalla rispettabile (dis)umanità diurna e tuttavia meno sorda alla richiesta di aiuto di una donna disperata, come sottolinea Alessandro Baratti. Fino a quando tutti gli orpelli e tutti i misteri verranno divelti e la verità (anche quella più nascosta e sconveniente) verrà alla luce.

Un film per distrarsi, certo. Un film per guardare al di là di quel che si vede. Quasi una metafora per guardare il "nostro" mondo. E se con "nostro" intendete quello gay o quello italiano, va bene lo stesso.

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