Acqua storta. Intervista all'autore L. R. Carrino

Copertina del libro Acqua stortaNel presentare il libro Acqua storta di Luigi Romolo Carrino, Francesco aveva scritto su questo blog:

Il Venerdì di Repubblica di un paio di settimane fa ricordava, nella recensione di questo libro, che “nel decalogo del ‘buon mafioso’ compilato dal boss Lo Piccolo, l’omosessualità non è considerata, non può essere nemmeno concepita”. Che cosa succederebbe, pare chiedersi Carrino, se Giovanni, figlio di un boss napoletano, dovesse innamorarsi di Salvatore, incontrato per caso?

L’autore ha accettato di rispondere ad alcune domande per il nostro blog.

Se dovessi usare un’immagine per presentarti ai lettori di Queerblog, quale useresti?
La danza di Matisse. L’arancione mi dà gioia. La comunione di intenti, tatto, vista, il corpo in movimento, il simbolo dell’infinito disegnato dalle braccia dei cinque danzatori come legge universale delle cose giuste, infinite appunto. La nudità dei sentimenti, la mancanza di discriminazione sessuale (le figure non hanno esplicitamente una connotazione di genere maschile/femminile), il blu dell’intelligenza. Il tratto che mi riporta all’infanzia.
Ne ho una stampa nel mio salone. Quando questo quadro è stato esposto a Roma, alle Scuderie, qualche anno fa, sono andato a vederlo ogni giorno. Ho speso un capitale.

Definiresti Acqua storta più noir o più storia d’amore?

Una storia d’amore, senz’altro. Anche se è diventa tragedia, l’amore tra Giovanni e Salvatore è comunque salvifico, nonostante sia ‘a tempo’. A riprova del fatto che certe leggi, come l’amore, valgono per tutti, camorristi e non.

Se oggi dovessi riscrivere il romanzo, cosa cambieresti?

Mi è venuto il dubbio sulla scena al carcere di Nisida, una violenza di gruppo tra adolescenti, che sfocia con la morte di uno di loro. Da più parti mi hanno detto che è troppo feroce, cruda, dinamica, asciutta, senza scampo, soprattutto per la precisione e la leggerezza dei ragazzi, che sembrano macchine dell’orrore. Ecco, sono stato indeciso fino alla fine se tenerla o meno. Forse oggi la cambierei, la renderei più manducabile, rinunciando un po’ alla verosimiglianza… Non è vero, ho mentito. Mai e poi mai la cambierei. È una delle cose più belle che ho scritto, poesia e teatro compresi.

Acqua storta è stato accolto benissimo sia dalla critica che dai lettori. A cosa è dovuto questo successo, secondo te?
Eh, a saperlo; magari sarebbe una ricetta da applicare anche a miei prossimi lavori. Ho pensato sia dovuto al tema, all’intersezione tra camorra e omosessualità. Questo mio libercolo possiede un’atmosfera che è quella di Napoli, con le sue regole, il suo ‘essere a parte’, ma allo stesso tempo la lingua che ho usato è fruibile da tutti e non solo dai napoletani. Probabilmente il mix ha generato il riscontro che dici. Devo dire che i giornalisti hanno fatto molto, anche se sono stato quasi ignorato dalla stampa a ‘tematica’. Un po’ mi dispiace, certo lo ammetto, ma d’altro canto se avessi avuto solo l’attenzione della stampa ‘specializzata’ non m’avrebbe fatto piacere.

Progetti futuri?
Stiamo per cedere i diritti, per il film. Il mio terzo libro di poesie teatrabili (il mio grande amore), e vorrei avere il tempo di finire il mio quinto testo teatrale. I primi di settembre esce Amore di Donna, il mio prossimo libro, sempre per i tipi di Meridiano Zero. L’editore Marco Vicentini e la sua squadra sono quanto di meglio un autore possa incontrare nella vita. Li ringrazio infinitamente di tutto.

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