Storia di uno slave

Copertina del libro UraganoUragano. Storia di un apprendista schiavo è un romanzo di Giovanni Buzi. È un libro che mostra dall’interno il punto di vista di uno slave e del suo desiderio di essere tale sia a livello sessuale che psicologico. Sintomatica, in proposito, la citazione di Jules Renard posta in epigrafe al libro: “L'uomo libero dovrebbe prendersi qualche volta la libertà d'esser schiavo”. Come è naturale intorno al tema del rapporto master/slave sono nate delle polemiche: qui e qui un assaggio (anche se, da quel che ho capito leggendo i forum, chi critica aspramente il libro è anche chi non l’ha letto, fermandosi al titolo…)

Abbiamo raggiunto Giovanni Buzi – che insegna lingua e cultura italiana al Parlamento Europeo di Bruxelles – e gli abbiamo rivolto alcune domande.

Quanto c’è di reale in Uragano e quanto è finzione letteraria?
Questo romanzo è nato da una delle mie varie “follie”. Sono veramente entrato in una chat gay con lo pseudo “Alex”, immaginandomi un ragazzo di 22 anni con quel tipo fisico e con quella voglia prepotente: essere uno schiavo a livello sessuale e psicologico. Fino all’incontro col Master, il dominatore, ogni mail, colpo di telefono ecc. è vero. Tanto vero che tutto questo è stato scritto in francese. Copiavo ogni mail inviata e ricevuta su un file. Solo in un secondo momento, dopo che l’incontro col virtuale Master non c’è mai stato, ho iniziato a tradurre il tutto in italiano, cambiando un po’ per la finzione letteraria. Poi, preso visceralmente dalla vicenda, ho continuato a scrivere immaginando come poteva seguire la storia. La sorpresa è stata che, andando avanti, tutto mi sembrava vero. I personaggi non solo li vedevo, ma li sentivo vivere con un’energia propria. Ho creduto d’essere solo uno strumento, un medium, attraverso il quale quei personaggi potessero vivere. E la mia grande sorpresa è stata che le prime persone che hanno letto questa strana storia hanno sentito la forza e la vitalità d’esseri di pura immaginazione. Come fossero vivi. Ma come si sa, è molto difficile di scrivere su un argomento se non se ne ha nessuna conoscenza. Quindi, per il sado-maso mi sono dovuto documentare. Di persona, intendo, non tramite libri o carta varia.

Quale è stata la parte più difficile da scrivere?
Indubbiamente, lo “stacco” fra la realtà e la finzione letteraria: il momento del primo incontro fra l’aspirante slave e il Master. Là mi giocavo il tutto per tutto: o ci si credeva, oppure no. A quanto pare, l’editore, Franco Forte, fra i primissimi a leggere questa strana storia e i lettori che finora m’hanno contattato ci hanno creduto. Bontà loro.

In rete ci sono state un po’ di polemiche intorno al tuo libro e, più in generale, intorno al rapporto slave/master. Quale è il tuo punto di vista?
Innanzitutto, vorrei dire che la rete è senza dubbio l’invenzione più innovativa e rivoluzionaria degli ultimi tempi. Secondo me, è paragonabile al valore che a suo tempo ha avuto la polvere da sparo. E con la stessa precauzione, sia l’una che l’altra dovrebbero essere usate. Purtroppo, si sa l’utilizzo che è stato fatto e che si sta ancora facendo della polvere da sparo... Per ritornare più direttamente alla tua domanda: le polemiche sorte sulla rete intorno a quel povero Uragano sul principio m’hanno fatto non poco incazzare (si può dire?). E per un semplice motivo: gli anonimi “forumisti” non l’avevano neanche letto! Allora, sparate pure sul libro, trattatelo di tutti i nomi possibili, ma vi prego, almeno leggetelo prima. Che ne penso del rapporto slave/master? Quando tale rapporto s’instaura fra due persone con la testa sulle spalle, può essere uno dei più veri, viscerali, forti ed eccitanti rapporti che due persone possano mai avere.

Tu vivi e lavori a Bruxelles: come è la vita gay da quelle parti? ... E come vedi la vita gay italiana da Bruxelles?
Non male direi. Ci sono molte attività culturali, un seguitissimo festival di film lesbo-gay e per i più diretti, tipo me, ci sono molti locali, bar, saune, parchi, e disco con dark room da non perdere di vista... To’, ho fatto dell’involontaria ironia. Certo, poco in confronto a quello che succede ad Amsterdam, Colonia, Londra o Parigi ma, per circolare da una di quelle città all’altra molte strade passano per Bruxelles...
La vita gay in Italia? Fortunatamente è cambiata molto! Il fatto è che le checche isteriche io, a pelle, non le sopporto, e non è per razzismo, il mio primo romanzo del 1999 Faemines parla proprio di loro. Poi alla mia epoca a Roma, negli anni ’80, non c’erano tanti bar e neanche una sauna... Anche se adesso le cose mi sembra siano migliorate, se devo andare in vacanza per divertirmi non vado certo in Italia. Per i musei sì, per i piselli no. Eppoi anche quando sono leggermente maschi, gli italiani restano un branco di bamboccioni mammaroli. Mi scuso di dire “gli italiani” come io fossi qualcosa d’altro. Lo sono e probabilmente ho tutti i difetti di noi italiani. Sobh.

Consiglia un libro ai lettori di Queerblog.
Sex Condicio delle Edizioni Il Foglio. È una raccolta di racconti erotici sullo spinto anziché no, ma di buona qualità, credo. È stato scritto per metà da donne e l’altra metà da maschietti. Evabbè, uno di quei “maschietti” sono io; un po’ di pubblicità non ha mai fatto male a nessuno, no? Comunque, a parte il mio racconto, gli altri sono veramente interessanti e cercano d’andare molto a fondo, in quella strada tanto impervia del sesso-erotismo.

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