Luxuria è Daria: la recensione

luxuria a teatroMiss Luxuria va in scena in veste drammatica al Piccolo Eliseo. Ora Daria è la rappresentazione del confronto, del riconoscimento dell’altro nei giochi delle identità.

Matteo, il compagno di cella di Daria, mostra fin all’inizio un comportamento di intolleranza violenta e impaurita nei confronti di una persona che non riesce a catalogare, che non riesce a decifrare, che sconvolge le sue certezze.

Daria lo accoglie nella sua casa, la cella, mostrando a Matteo tutti i crismi della sua personalità. Matteo, singolare nei confini della sua realtà tradizionale, è ordinario agli occhi di Daria, abituata a un’ altra cifra di diversità, quanto lei è indecifrabile e indefinibile per lui, nella sua "ibridicità". La convivenza coatte e l’intimità forzata condurranno i due protagonisti ad un reciproco percorso di conoscenza e condivisione dei propri vissuti.

Si gioca con la trasparenza dei ruoli, alla ricerca dell’identità nascosta sotto gli smalti, i reggiseni, i baby-doll, gli spartiti musicali, i libri di Dostojevskij. L’ avvicinamento e la comprensione dell’altro diventa strumento per la comprensione di sé stessi, il delineare i limiti altrui denuncia dei propri, riconoscimento di un muro (concretizzato in un momento di rabbia da un confine separativo di nastro adesivo) invalicabile se non per mezzo di un salto qualitativo nei rapporti fra i due.

La scenografia esprime il senso di segregazione attraverso un velo nero trasparente con sbarre nere che divide gli attori dal pubblico, il limite tra il dentro e il fuori, tra la scena e il pubblico, metafora del limite tra un fuori visibile e riconoscibile e un dentro privato e nascosto, un fuori espresso e un dentro inaccessibile.

Un affascinante gioco di contrari, celati e svelati, ammessi e contraddetti, che ci ricorda e denuncia con discrezione ma realismo la realtà della prostituzione e della detenzione dei trasngender in Italia.

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