
Il 15 febbraio 1898 nasceva a Napoli il grande Totò, principe della risata.
Il suo nome completo di titoli nobiliari è Antonio Focas Flavio Angelo Ducas Comneno De Curtis Di Bisanzio Gagliardi, altezza imperiale, conte palatino, cavaliere del Sacro Romano Impero, esarca di Ravenna, duca di Macedonia e Illiria, principe di Costantinopoli, di Cilicia, di Tessaglia, di Ponto, di Moldavia, di Dardania, del Peloponneso, conte di Cipro e d’Epiro, conte e duca di Drivasto e di Durazzo.
Nel corso della sua poliedrica attività di attore (son ben 97 i film che lo hanno visto protagonista) ebbe modo di interpretare diversi personaggi che bene o male possono avere a che fare con il mondo gay e/o del travestitismo. Di seguito un elenco cronologico di tali personaggi in base ai film, mentre qui se ne può trovare una breve analisi.
È anche da notare che dopo aver lavorato con Pasolini nel film Uccellacci e Uccellini, sentì il bisogno di dire: “Io, con i ricchioni non mi prendo”. La figlia di Totò, Liliana De Curtis riferendosi a quest’affermazione ha scritto che il fatto che il regista fosse omosessuale turbava molto Totò, perché egli in questo senso aveva tutti i pregiudizi della sua epoca. Certo, pur comprendendo l’epoca in cui Totò ha vissuto, vedere in Pasolini solo un “ricchione” invece che un regista che l’ha fatto lavorare in un modo completamente nuovo è un po’ riduttivo. Ma tant’è.
fabio nolli
15 feb 2008 - 12:34 - #1…però disse (anche pubblicamente) che considerava PPP un genio
RoboQueer
15 feb 2008 - 13:07 - #2Grazie per la segnalazione, fabio nolli
alemartini74
15 feb 2008 - 16:32 - #3Come al solito un ottimo articolo. Grazie.
Due precisazioni:
1) se non ricordo male in capriccio all’italiana non interpreta un gay ma un anziano “latin lover” che finge di essere gay appunto per adescare gli odiati capelloni e per poi vendicarsi rapandoli a zero.
2) alla lista andrebbe aggiunto anche lo scenetta “Lallo parrucchiere per signora” che fece spesso a teatro e registro per il programma TV “tuttototò”. Nella versione originale per poter fare il parrucchiere si faceva passare per gay effeminatissimo. Nella ripresa televisiva gran parte dei doppisensi vennero censurati.
RoboQueer
15 feb 2008 - 16:41 - #4Grazie alemartini74 delle precisazioni. Mi son limitato ai film. Ma grazie per la segnalazione di “Lallo parrucchiere per signora”. Mi piace il tuo blog :)
Oscaruzzo
16 feb 2008 - 18:00 - #5E allora? Anche se ha raffigurato dei personaggi gay, e` chiaro che lo ha fatto solo per trarne un effetto comico. In altre parole, la categoria intera era (e`?) considerata intrinsecamente comica, e da usare per far ridere.
Che ci sarebbe di buono in questo?
femmina panzarotta
24 feb 2008 - 14:52 - #6pienamente d’accordo con Oscaruzzo
femmina panzarotta
24 feb 2008 - 15:30 - #7Non solo genio:: personalità capace di mettersi in aperta polemica con qualsiasi strumentalizzazione dell’idea, con qualunque forma di demagogia. il rifiuto delle tradizioni sbandierato dalle rivolte giovanili del ‘68, lo riempie di una diffidenza che si traduce in ostilità. infatti dopo la manifestazione studentesca di valle Giulia, sede della facoltà di architettura a Roma, P. pubblica su l’Espresso la discussa “Il P:C:I ai giovani!!” in cui prende le difese dei poliziotti, “figli di poveri”. Con gli studenti, considerati alla stregua di piccolo-borghesi priviligiati in lotta con i propri padri, P. è sferzante:”Avete facce di figli di papà/Vi odio come odio i vostri papà/Buona razza non mente/Avete lo stesso occhio cattivo/Siete pavidi, incerti, disperati”. L’occhio del testimone è quello implacabile di un profeta
femmina panzarotta
24 feb 2008 - 15:31 - #8Non solo genio:: personalità capace di mettersi in aperta polemica con qualsiasi strumentalizzazione dell’idea, con qualunque forma di demagogia. il rifiuto delle tradizioni sbandierato dalle rivolte giovanili del ‘68, lo riempie di una diffidenza che si traduce in ostilità. infatti dopo la manifestazione studentesca di valle Giulia, sede della facoltà di architettura a Roma, P. pubblica su l’Espresso la discussa “Il P:C:I ai giovani!!” in cui prende le difese dei poliziotti, “figli di poveri”. Con gli studenti, considerati alla stregua di piccolo-borghesi priviligiati in lotta con i propri padri, P. è sferzante:”Avete facce di figli di papà/Vi odio come odio i vostri papà/Buona razza non mente/Avete lo stesso occhio cattivo/Siete pavidi, incerti, disperati”. L’occhio del testimone è quello implacabile di un profeta