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110 anni fa nasceva Totò, che ha anche interpretato ruoli “in odore” di omosessualità

Pubblicato: 15 feb 2008 da Robo

Ruoli femminili di Totò

Il 15 febbraio 1898 nasceva a Napoli il grande Totò, principe della risata.

Il suo nome completo di titoli nobiliari è Antonio Focas Flavio Angelo Ducas Comneno De Curtis Di Bisanzio Gagliardi, altezza imperiale, conte palatino, cavaliere del Sacro Romano Impero, esarca di Ravenna, duca di Macedonia e Illiria, principe di Costantinopoli, di Cilicia, di Tessaglia, di Ponto, di Moldavia, di Dardania, del Peloponneso, conte di Cipro e d’Epiro, conte e duca di Drivasto e di Durazzo.

Nel corso della sua poliedrica attività di attore (son ben 97 i film che lo hanno visto protagonista) ebbe modo di interpretare diversi personaggi che bene o male possono avere a che fare con il mondo gay e/o del travestitismo. Di seguito un elenco cronologico di tali personaggi in base ai film, mentre qui se ne può trovare una breve analisi.

  • 1948: in Fifa e arena, interpreta una hostess.
  • 1952: in Totò a colori è Pupetto Numa de Champs-Eliseés, effeminato gagà caprese alle prese con la vita mondana dell’isola che sfoggia pantaloni corti, maglietta a righe, cappellino ed un cagnolino di plastica appeso al braccialetto.
  • 1955: in Siamo uomini o caporali? interpreta un’aspirante attrice.
  • 1960: in Letto a tre piazze recita nel ruolo di un reduce di guerra che, tornato a casa dopo vent’anni, trova la moglie sposata a un altro. I due mariti, dopo litigi e discussioni, per salvaguardare la castità della moglie contesa, finiscono col dormire nello stesso letto. E qui Totò, mentre guarda l’altro marito (Peppino De Filippo) addormentarsi, gli sussurra: “Ma lo sa, che io più la guardo, e più mi convinco che lei non è affatto brutto sa?” Sempre del 1960 è il film Risate di gioia in cui Totò interpreta un ladro che, dopo aver commesso un furto, si nasconde con un complice nella toilette degli uomini in un locale notturno. Al momento di uscire assieme al “collega”, allude chiaramente al battuage e agli incontri tra uomini dicendo: “Ma guarda un po’… adesso mi fai fa pure la figura del… mafrodita”. Evidentemente già a quei tempi i bagni pubblici non servivano solo per far pipì…
  • 1961: in Tototruffa ‘62 interpreta Lola, inesistente figlia dell’intestatario del contratto, che, pur di non pagare l’affitto, cerca di sedurre il padrone di casa.
  • 1962: ne Lo smemorato di Collegno è una vecchia e combattiva suora e in Totò diabolicus interpreta la baronessa Laudomia di Torrealta, attempata nobildonna che combatte i segni della vecchiaia e si accompagna ad uomini più giovani di lei.
  • 1963: in Totò e Cleopatra nel ruolo di Antonio litiga con un mercante di schiavi che gli aveva venduto cinque schiavi, muscolosi sì, ma tanto effeminati. Nel restituirglieli dice: “Mi avevi promesso cinque traci e invece questi sono cinque froci”. Nel film Totò contro i quattro è una vecchia prostituta con tanto di baffi nascosti da un cerotto.
  • 1964: in Che fine ha fatto Totò baby? per sfuggire a un controllo di polizia non esita a far credere al commissario che suo fratello è un gay con la passione per il travestimento.
  • 1967: in Capriccio all’italiana, interpreta una passeggiatrice con capelli lunghi e neri e abiti sgargianti. In questa pellicola, per la prima volta in assoluto nella storia del cinema italiano, interpreta anche un gay. È, infatti, un attempato signore effeminato biondo, con camicia a fiori e pantaloni rossi che avvicina due giovani invitandoli a fare un giro in macchina allo scopo di riuscire poi a tagliare i loro lunghi capelli.

È anche da notare che dopo aver lavorato con Pasolini nel film Uccellacci e Uccellini, sentì il bisogno di dire: “Io, con i ricchioni non mi prendo”. La figlia di Totò, Liliana De Curtis riferendosi a quest’affermazione ha scritto che il fatto che il regista fosse omosessuale turbava molto Totò, perché egli in questo senso aveva tutti i pregiudizi della sua epoca. Certo, pur comprendendo l’epoca in cui Totò ha vissuto, vedere in Pasolini solo un “ricchione” invece che un regista che l’ha fatto lavorare in un modo completamente nuovo è un po’ riduttivo. Ma tant’è.

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8 commenti

Commenti dei lettori

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  • fabio nolli

    15 feb 2008 - 12:34 - #1
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    …però disse (anche pubblicamente) che considerava PPP un genio

  • Profilo di RoboQueer

    RoboQueer

    15 feb 2008 - 13:07 - #2
    0 punti
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    Grazie per la segnalazione, fabio nolli

  • alemartini74

    15 feb 2008 - 16:32 - #3
    2 punti
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    Come al solito un ottimo articolo. Grazie.

    Due precisazioni:
    1) se non ricordo male in capriccio all’italiana non interpreta un gay ma un anziano “latin lover” che finge di essere gay appunto per adescare gli odiati capelloni e per poi vendicarsi rapandoli a zero.

    2) alla lista andrebbe aggiunto anche lo scenetta “Lallo parrucchiere per signora” che fece spesso a teatro e registro per il programma TV “tuttototò”. Nella versione originale per poter fare il parrucchiere si faceva passare per gay effeminatissimo. Nella ripresa televisiva gran parte dei doppisensi vennero censurati.

  • Profilo di RoboQueer

    RoboQueer

    15 feb 2008 - 16:41 - #4
    0 punti
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    Grazie alemartini74 delle precisazioni. Mi son limitato ai film. Ma grazie per la segnalazione di “Lallo parrucchiere per signora”. Mi piace il tuo blog :)

  • Profilo di Oscaruzzo

    Oscaruzzo

    16 feb 2008 - 18:00 - #5
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    E allora? Anche se ha raffigurato dei personaggi gay, e` chiaro che lo ha fatto solo per trarne un effetto comico. In altre parole, la categoria intera era (e`?) considerata intrinsecamente comica, e da usare per far ridere.

    Che ci sarebbe di buono in questo?

  • femmina panzarotta

    24 feb 2008 - 14:52 - #6
    0 punti
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    pienamente d’accordo con Oscaruzzo

  • femmina panzarotta

    24 feb 2008 - 15:30 - #7
    0 punti
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    Non solo genio:: personalità capace di mettersi in aperta polemica con qualsiasi strumentalizzazione dell’idea, con qualunque forma di demagogia. il rifiuto delle tradizioni sbandierato dalle rivolte giovanili del ‘68, lo riempie di una diffidenza che si traduce in ostilità. infatti dopo la manifestazione studentesca di valle Giulia, sede della facoltà di architettura a Roma, P. pubblica su l’Espresso la discussa “Il P:C:I ai giovani!!” in cui prende le difese dei poliziotti, “figli di poveri”. Con gli studenti, considerati alla stregua di piccolo-borghesi priviligiati in lotta con i propri padri, P. è sferzante:”Avete facce di figli di papà/Vi odio come odio i vostri papà/Buona razza non mente/Avete lo stesso occhio cattivo/Siete pavidi, incerti, disperati”. L’occhio del testimone è quello implacabile di un profeta

  • femmina panzarotta

    24 feb 2008 - 15:31 - #8
    0 punti
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    Non solo genio:: personalità capace di mettersi in aperta polemica con qualsiasi strumentalizzazione dell’idea, con qualunque forma di demagogia. il rifiuto delle tradizioni sbandierato dalle rivolte giovanili del ‘68, lo riempie di una diffidenza che si traduce in ostilità. infatti dopo la manifestazione studentesca di valle Giulia, sede della facoltà di architettura a Roma, P. pubblica su l’Espresso la discussa “Il P:C:I ai giovani!!” in cui prende le difese dei poliziotti, “figli di poveri”. Con gli studenti, considerati alla stregua di piccolo-borghesi priviligiati in lotta con i propri padri, P. è sferzante:”Avete facce di figli di papà/Vi odio come odio i vostri papà/Buona razza non mente/Avete lo stesso occhio cattivo/Siete pavidi, incerti, disperati”. L’occhio del testimone è quello implacabile di un profeta

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