Mirella Izzo: maschile e femminile. Non solo una questione linguistica / 1

Mirella IzzoLa presenza di Silvia Burgio al GF8 è occasione per riflettere sul mondo “trans”. La questione è delicata perché si va a toccare qualcosa che non si conosce bene. Abbiamo già parlato dell’uso del maschile e del femminile in riferimento alle persone transessuali. Ma si va al di là del dato puramente grammaticale.

Mirella Izzo, presidente onoraria di Crisalide – AzioneTrans, ce ne parla più diffusamente. Ecco la prima parte del suo intervento. Domani, la seconda e ultima parte.

La polemica è ben più vasta della questione “declinazione” al maschile o al femminile delle due direzioni di transizione (MtF o FtM) e punta direttamente sull'eziologia stessa della nostra realtà (eziopatologia per la medicina ufficiale). Sta di fatto che per la medicina io o Eva Robin's o – parzialmente anche Vladimir Luxuria – siamo transessuali androginoidi, mentre Davide Tolu - recentemente interrogato sulla stessa materia - è una transessuale ginoandroide.

Non solo. Io che per il movimento LGBT (e per la mia coscienza) sono lesbica, in quanto mi innamoro delle donne, per la medicina sarei etero. Riassumendo sarei un transessuale androginoide eterosessuale, mentre Silvia - considerandola al momento attratta dagli uomini - un transessuale androginoide omosessuale.

Cito Silvia, donna per legge e operata perché per la medicina occidentale il riferimento è il cariotipo (cromosomi XX o XY) ed è una cosa che in effetti non si modifica con la transizione (almeno fino ad oggi).

Fare riferimento al solo cariotipo pone alcune questioni non da poco. Esistono infatti uomini XX e donne XXY. La medicina considera queste persone intersessuate, ma assegna loro il sesso contrario al loro cariotipo! Inoltre il cariotipo è un riferimento chiaro ma esclusivo per indicare lo sviluppo sessuale della persona. Riguarda fondamentalmente il programma genetico che farà produrre testicoli o ovaie e tutte le relative conseguenze somatiche che gli ormoni produrranno sul corpo.

Studi scientifici recenti sembrano invece dimostrare che lo sviluppo del cervello (che è diverso per funzionalità, attivazioni ed anche struttura fra uomini e donne) si può, seppur in rari casi, sviluppare difformemente dal messaggio cariotipico. Si possono quindi avere cervelli maschili in corpi femminili e viceversa. Entra in gioco il gender, il genere o, meglio ancora, l'identità di genere.

Maschile o femminile? Dipende. Se ritenete che la differenza essenziale fra uomini e donne stia fra le cosce, beh, potreste usare il maschile per Silvia in ambito medico ma non giuridico o per me in ogni ambito. Se ritenete che prevalga il cervello (sede delle emozioni, dei pensieri, della identità di sé), allora è opportuno usare il femminile sia per Silvia, sia per me, sia per la Robin's. Quindi Silvia in realtà non dovrebbe essere appellata né come “una trans”, né come “un trans”.

A domani con la seconda parte.

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