Sydney: la polizia non indaga su un caso di omofobia

E sì, anche da queste parti succedono cose che non dovrebbero capitare a nessuno. Neanche il sole cocente di questa estate australiana ha reso la notizia più digeribile. La storia, iniziata un mese fa con un brutale assalto “omofobico” ai danni di una coppia gay a Crown St (pieno centro di Sydney e a un passo dalla zona gay), pare non voler finire con un happy end.

In breve: Gee e Brennam camminavano per strada tenendosi per mano all’1.30 del mattino quando all’improvviso due uomni li assalgono prendendoli a pugni e a calci e ovviamente offendendoli pesantemente. Gee è quello ridotto peggio, dovrà ricorrere alla chirurgia plastica per rimettere insieme i pezzi della sua faccia. La polizia apre le indagini senza promettere nulla di buono, dichiarando che ogni sera ricevono decine di casi simili e non tutti trovano una soluzione. Il bello è che la storia non finisce qui.

La madre di Gee dopo 4 giorni riceve una telefonata dal cellulare rubato durante l’assalto che diceva più o meno “abbiamo ucciso quel frocio di tuo figlio”. Anche gli amici della coppia e colleghi ricevono chiamate omofobiche e messaggi violenti. A questo punto Gee e Brennam pensano che rintracciare i bastardi attraverso l’intercettazione delle chiamate e dei messaggi sia cosa semplice e veloce. Ma no! La polizia suggerisce di bloccare il servizio di quel cellulare rubato per evitare ulteriori chiamate o sms di violenza e mette il punto a questa assurda storia con un “ non abbiamo le risorse per seguire il caso”.

La stampa e le associazioni gay locali sono unite nel chiedere spiegazioni ufficiali e serie su come sia possibile un comportamento così assurdo da parte della polizia. Auguro a Gee e Brennam di riprendersi al meglio da questa orribile e disgustosa storia e di continuare a tenersi per mano, senza paure ma con tanto orgoglio!

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