Roma, diktat della diocesi sulle unioni civili

Oggi è il giorno della verità per il registro delle unioni civili al Comune di Roma e la chiesa cattolica moltiplica i propri interventi, arrivando a un livello di ingerenza mai visto in Italia e neppure nella capitale. Il Consiglio comunale deve votare oggi le due delibere sull'argomento: una presentata su iniziativa popolare (che prevede appunto l'istituzione del registro), l'altra promossa dal Pd, che vuole un semplice ordine del giorno in cui si chieda al governo e al Parlamento di legiferare in materia.

La diocesi, però, non è rimasta a guardare né si è accontentata delle soluzioni di compromesso avanzate dai moderati; anzi è intervenuta direttamente, senza esitazioni, con un editoriale sul settimanale RomaSette, che smentisce qualunque tentativo di mediazione messo in atto dai centristi e progressisti (!) del Pd:

Non è sufficiente infatti l’intenzione di opporsi ad una decisione profondamente negativa, come sarebbe l’istituzione di un registro delle cosiddette “unioni civili”, per giustificare un ordine del giorno che alla fine tende al medesimo risultato.

Una sconfessione bella e buona di ogni tentativo di mediazione, una legnata sui denti ai cattolici democratici e ai sedicenti progressisti, che sperano sempre di trovare un punto di incontro con le gerarchie cattoliche, ma che in realtà devono scegliere tra l'obbedienza assoluta o la scelta laica, che li porterebbe diritti allo scontro con la chiesa cattolica. In definitiva secondo la diocesi - quindi secondo Ruini - delle coppie di fatto non si deve neppure parlare, perché sono semplici "diritti individuali", indegni di una soluzione pubblica o "pubblicistica".

I più imbarazzanti, comunque, sono quelli del Pd, incapaci di difendere un'idea o un progetto politico e succubi dei poteri forti e in particolare delle gerarchie religiose.

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