Carta dei diritti per l'Europa: tutelati anche gay e lesbiche

Con la proclamazione ufficiale di ieri - mercoledì 12 dicembre 2007 - diventa un documento ufficiale la Carta dei diritti fondamentali dell'Unione Europea. La firma e la proclamazione sono state affidate ai tre massimi vertici continentali: il presidente (di turno) dell'Ue José Socrates, il presidente della Commissione José Manuel Barroso e il presidente del Parlamento europeo Hans Poettering.

La Carta - lievemente modificata rispetto a quella firmata nel 2000 a Nizza - entra in vigore da oggi con la firma del Trattato di Lisbona, subentrato alla Costituzione europea mai entrata in vigore, e costituisce il vero passo avanti nella costruzione di un'identità europea. Anche se la Carta non fa parte del Trattato, è comunque citata in uno degli articoli e diventa così vincolante per tutti, eccetto Polonia e Regno Unito che hanno ottenuto una clausola di esenzione.

Nasce davvero in questo modo l'Europa dei diritti e la conferma della bontà di questo passo arriva proprio da Strasburgo, dove la cerimonia ufficiale è stata contestata in modo sguaiato dagli euroscettici e dall'estrema destra europea, fra cui il leghista Borghezio, associato in questo agli ultra-conservatori polacchi.

All'interno delle sei sezioni che compongono la Carta (dignità, libertà, uguaglianza, solidarietà, cittadinanza e giustizia) almeno due articoli fanno riferimento direttamente ai diritti delle persone lgbt:

Art 9
Il diritto di sposarsi e il diritto di costituire una famiglia sono garantiti secondo le leggi nazionali che ne disciplinano l'esercizio

Art 21
1. È vietata qualsiasi forma di discriminazione fondata, in particolare, sul sesso, la razza, il colore della pelle o l'origine etnica o sociale, le caratteristiche genetiche, la lingua, la religione o le convinzioni personali, le opinioni politiche o di qualsiasi altra natura, l'appartenenza ad una minoranza nazionale, il patrimonio, la nascita, gli handicap, l'età o le tendenze sessuali.

Viva l'Europa.

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