Lotta all'omofobia, la Ue richiama l'Italia


Se non sarà il Parlamento italiano, forse ci penserà quello europeo a combattere la discriminazione fondata sull'orientamento sessuale. Anche se i nostri parlamentari obbediscono più ai cardinali che alla Costituzione.

Sarà un caso, ma in questi giorni ci ritroviamo sempre a parlare di omofobi notorii. Qualcuno si ricorda di Rocco Buttiglione, l'ex ministro di Berlusconi che ambiva a diventare commissario europeo? Un paio di anni fa la sua candidatura fu bocciata - è stata la prima volta assoluta - dal Parlamento europeo che gli rimproverava non un crimine di opinione (come tentava di far credere Giuliano Ferrara), ma un preciso comportamento anti-costituzionale. Buttiglione era accusato infatti di aver recepito in modo scorretto, da ministro delle Politiche comunitaria, la direttiva numero 78 del 2000 contro la discriminazione nei luonghi di lavoro. Ed era vero.

Adesso infatti l'Unione Europea ha inviato una lettera di richiamo all'Italia, proprio sulle norme comunitarie che contrastano la discriminazione fondata sull'orientamento sessuale. Proprio la Commissione europea - che nel 2000 aveva emanato la direttiva in questione - adesso sollecita il nostro paese (accanto a Lettonia e Finlandia) e a recepire in modo corretto le norme comunitarie.

Quando infatti il governo Berlusconi trasformò quella direttiva in legge italiana, su proposta del ministro Buttiglione la norma nazionale invertì l'onere della prova: cioè il lavoratore discriminato doveva dimostrare la discriminazione, mentre la legge europea stabiliva che fosse il datore di lavoro a dimostrare di non aver discriminato il dipendente. Insomma, comunque la si giri in Italia, adesso, ognuno è libero di discriminare concretamente - e non solo a parole - gay e lesbiche. Altro che San Paolo, citato a sproposito proprio da Buttiglione.

Allora c'è proprio bisogno di una legge, come quella che la Binetti e Buttiglione e Mastella non vogliono.

  • shares
  • Mail
1 commenti Aggiorna
Ordina: