Monza, si indaga sul ragazzo gay ucciso dal padre

Non sono per nulla concluse le indagini sull'omicidio di Gabriele Vescovini, il 29enne di Monza ucciso con dodici colpi di revolver dal padre Flavio, 57enne direttore di banca in pensione. Il pubblico ministero di Monza, infatti, ha sentito come persone informate dei fatti il fratello e la sorellastra della vittima, per capire meglio che realtà c'era dietro questo delitto.

L'assassino si difende dall'accusa di omofobia e sostiene che sapeva già dell'orientamento del figlio. Sta di fatto, però, che in un primo momento l'uomo non rivelò questo particolare agli investigatori e che parlò di violenze e maltrattamenti. Non risultano, però, vecchie denunce a carico del figlio né la madre e i fratelli hanno confermato di aver subito violenze fisiche; anche i medici, dal canto loro, hanno escluso che Gabriele fosse pericoloso.

E allora? Quali sono i motivi dell'omicidio? Di un omicidio così efferato e violento? A mio avviso la pista dell'omofobia non può essere scartata così rapidamente - viste anche le sofferenze di Gabriele testimoniate dai medici - né basta a metterla da parte l'autodifesa del padre che, oltre che omicida, probabilmente non ci tiene a passare anche per omofobo.

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