Omicidio Vescovini: l'omofobia non c'entra niente

Stavolta a quanto pare l'odio per il diverso non spiega nulla. I giorni successivi all’omicidio di Gabriele Vescovini, ragazzo di 29 anni ucciso a colpi di pistola nel corso di un litigio, il padre di questi, Flavio, (reo confesso dell’omicidio del figlio) era stato accusato di aver compiuto l’efferato gesto spinto da un sentimento omofobo, per quel giovane "deviato". Gli animi si erano scadati ancora di più dopo la decisione del gip di scarcerare il padre.

La smentita a quelle che comunque son state per lo più illazioni costruite dalla stampa, e cavalcate da chi ci tiene tanto a vedere odio e omofobia ovunque, è giunta dallo stesso ex-direttore di banca, che si è detto “allibito” per le dichiarazioni rilasciate da Franco Grillini. Infatti era stato il presidente dell'Arcigay ad affermare per primo che il giovane sarebbe stato vittima di un raptus di follia del padre, causato dalla sua condizione di omosessuale dichiarato. Basta essere gay e che ti capiti qualcosa perché dietro ci sia il movente omofobico.

“Sapevo da dieci anni che Gabriele era omosessuale e ciò non mi ha mai creato problemi”, ha spiegato Vescovini, che comunque, diciamolo, qualche (e più di qualche) problemino doveva averlo per massacrare in quel modo il sangue del suo sangue. Ma non si tratterebbe di problemi legati all’orientamento sessuale del figlio, bensì alla condotta di vita scapestrata del ragazzo e alla “sua incapacità di gestire la propria vita - spiega il padre - Era sempre pieno di debiti e più volte io stesso glieli avevo ripianati”.

Insomma, un dramma familiare che con l’omofobia non ha nulla a che vedere, ma che semplicemente ha risolto in maniera tragica un conflitto che probabilmente andava avanti da anni. Povero Grillini, gli hanno tolto la possibilità si scagliarsi ancora una volta contro questa società omofoba, che vede nell’eliminazione sistematica dei gay la soluzione a tutti i mali. Niente da fare, sarà per un altro scandalo…

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