A proposito di coming in

A volte ritornano. Succede raramente, ma succede. E così, se per la maggior parte del tempo ci ritroviamo a parlare di coming out più o meno sofferti, di velate e presunti bisex tendenzialmente latenti, ogni tanto sentiamo di qualche gay che (ri)sperimenta la vagina, magari con soddisfazione.

Un tenero esempio di coming in è la storia raccontata da Ubu su Tom. Lodevoli i commenti rispettosi al suo post. Mi sarei aspettato un’acidità più da copione, della serie “Poveraccio, sei stato traviato da qualche psicanalista che ha voluto guarirti”.

Perché, si sa, i gay non brillano per elasticità mentale. Per opporsi alle etichette normalizzanti che la società vuole appiccicare sempre e comunque, i gay spesso rispondono con altrettante etichette limitanti e chiuse: attivo-passivo-represso-omofobo-velato-effeminato-maschile e chi più ne ha più ne metta.

Io stesso, quando un mio amico mi ha sorprendentemente confessato di provare curiosità sessuale nei confronti delle donne, sono rimasto basito, anzi, quasi infastidito. Mi sembrava una specie di assurdo tradimento. La prima cosa che ho pensato è stata: ok, è impazzito. La seconda: non ci credo neanche se me lo giura su Madonna. Quando ci smontano quelle poche certezze che abbiamo, non ci fa piacere. Meglio pensare che siano tutti potenzialmente froci, piuttosto che semplicemente liberi. Voi che dite?

  • shares
  • Mail
3 commenti Aggiorna
Ordina: