Massimo D'Alema, Rosy Bindi e l'incapacità di parlare di diritti per i gay

Gli amici di Torino del Vorrei ma non posso - associazione Quore continuano nella loro missione di interpellare i politici in merito al matrimonio gay. Dopo aver interrogato Pier Luigi Bersani, hanno chiesto a Rosy Bindi e a Massimo D'Alema di spiegare loro perché noi gay non possiamo essere uguali dinanzi alla legge al pari degli etero. Le risposte dei politici fanno cadere le braccia. Se Bersani se ne era uscito con un Siamo in Italia!, Massimo D'Alema risponde parlando dei diritti delle coppie di fatto eterosessuali e Rosy Bindi afferma che le coppie gay non sono uguali a quelle etero e che il matrimonio è una cosa che hanno inventato gli etero e quindi appartiene loro (ci mancava poco che battesse per terra i piedi per dire che lei ha ragione e noi siamo tutti brutti e cattivi). In merito all'intervento di D'Alema, leggiamo sul sito dell'associazione:

Dopo un intervento lungo, interessante e pieno di concetti difficili per noi che di politica capiamo poco, il Presidente ha risposto ad una domanda, del bravo Alessandro Portinaro, sui Diritti in Italia e sul grande tema delle Unioni Omosessuali/Matrimonio. Per la prima volta il D’Alema ha risposto in modo esplicito, sostenendo di non avere nulla in contrario, ma aggiungendo che si dovrà trovare una sintesi in Parlamento che non offenda la sensibilità di nessuno (la chiesa cattolica) e che trovi la maggiore aggregazione politica perchè come ha tenuto a precisare, il tema non dovrebbe essere oggetto dei programmi elettorali ma dovrebbe essere oggetto di lunghe e complesse discussioni parlamentari.

Drammatica, secondo me, la situazione con Rosy Bindi che ribadisce di non voler considerare, dal punto di vista giuridico, le coppie gay pari a quelle etero. E meno male che è la presidente di un partito che dice di essere democratico.

Leggiamo sempre sul sito del Quore un commento a queste affermazioni di Rosy Bindi:

Lei ci ha detto, in soldoni, che le differenze non vanno omologate, ma esaltate. Non è giusto adattare a noi un istituto pensato dagli eterosessuali e per gli eterosessuali. Inventiamone uno apposta per voi – ci dice – e ciò vi renderà uguali agli altri. Questo è sbagliato, in modo drammatico. Per la sua cultura politica, il nome di Rosa Parks ha sicuramente un significato: era nera, e si rifiutò di accettare che sul pullman ci fossero posti per i bianchi e posti per i neri, così come il giovane Brown, qualche anno prima, aveva rifiutato che vi fossero università per i bianchi a cui lui, nero, non poteva iscriversi [...] Bene, quello che lei ci propone oggi è lo stesso concetto che gli ottusi politici del sud degli Stati Uniti professavano negli anni ’50 e ’60… lei ci propone un pullman tutto per noi e una scuola solo per noi, e ci vuole convincere che questo ci renda uguali agli altri, quando è lampante che non sia così.


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