Coming out e paura di sentire le proprie emozioni

Michele Giannantonio, Paura di sentire. Come gestire il “pericolo” delle emozioniTante volte abbiamo scritto su Queerblog che fare coming out è un gesto di liberazione prima per sé e poi per gli altri. Ovviamente ognuno ha i propri tempi e nessuno ha il diritto di criticare chi fa coming out perché lo fa troppo presto o troppo tardi o quando è finita la carriera (ritornello che sentiamo ogni volta che un vip si dichiara omosessuale). Un'esortazione a fare coming out per vivere meglio, comunque, l'ho trovata nel bel saggio di Michele di Giannantonio dal titolo Paura di sentire. Come gestire il “pericolo” delle emozioni (Erickson, 2012).

L'autore – psicologo e psicoterapeuta – parlando in genere dei desideri sessuali, scrive:

Una considerazione a parte deve essere riservata ai desideri sessuali nei confronti delle persone dello stesso sesso, inclinazioni che vengono spesso percepite con terrore o disgusto non solo dalla società nel suo insieme, ma anche dalle persone che le custodiscono dentro di sé.

Quindi dice una cosa che spesso diciamo anche noi, augurandoci che venga presto il giorno in cui essere gay non sia visto come un qualcosa di aberrante:

Che la vita di un omosessuale sia diversa da quella della media delle persone eterosessuali è un fatto certo, e questo vale per tutte le minoranze. Anche fare il pittore o lo skipper di barche a vela è fare parte di una minoranza, ma nondimeno non esiste a livello sociale un timore verso queste persone e neppure un giudizio morale negativo nei confronti di tali preferenze.

Michele Giannantonio nota, poi, la naturalità dell'essere omosessuale e, come già ha affermato Louis-Georges Tin ne L'invenzione della cultura eterosessuale, afferma che il problema della “scelta”, guarda caso, non si pone per gli eterosessuali:

Sia chiaro, poi, che le preferenze e le attitudini non le scegli: te le ritrovi. Allo stesso modo, l'orientamento sessuale di una persona non è frutto di una libera scelta, bensì di una propensione naturale. Come noto, infatti, gli eterosessuali non scelgono di essere tali, ma si ritrovano a esserlo.

Da tutta questa premessa, ecco allora l'esortazione:

Una vita tesa a negare la propria omosessualità è davvero triste e faticosa, caratterizzata da scelte posticce e falsità. Se proprio bisogna fare fatica ed essere in difficoltà, allora – almeno in una società relativamente tollerante come la nostra – conviene fare fatica ma vivere la vita secondo le proprie reali e naturali inclinazioni.

Vivere secondo le proprie reali e naturali inclinazioni, infatti, è fondamentale perché

il tradimento delle nostre più importanti e autentiche propensioni non può che generare difficoltà e sofferenza in noi stessi e nelle persone che abbiamo vicine.

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