La mamma è lesbica, il padre rivuole il figlio

A Savona un giudice (per caso è una donna) deve decidere se una madre separata è una buona madre e se è in grado di garantire l'educazione del figlio che le è stato affidato. Piccolo particolare: la madre è lesbica e il padre separato sostiene che, proprio per questo, il figlio non dovrebbe essere affidato a lei.

Per fortuna la prima risposta del giudice è "laica" e rispettosa dei diritti civili:

«L’omosessualità di per sé non è una condizione sufficiente per sostenere che una donna non possa essere una buona madre, potrebbe anche essere meglio di un’eterosessuale», osserva il giudice. «Il punto non sono i gusti sessuali del genitore quanto la sua capacità di essere genitore in quanto portatore di valori positivi. È all’interesse del minore che il giudice deve guardare, non agli schemi sociali. Se il figlio è ancora con la madre significa che questa donna dà le garanzie di affidabilità necessarie per mantenerne l’affido. Sono comunque le perizie che devono sciogliere i dubbi sulle conseguenze di tipo psicologico per i figli. Ho nominato un consulente tecnico per questo».

Sulla stessa linea una psicoterapeuta come Maria Rita Parsi, che chiarisce per l'ennesima volta come la questione della mamma lesbica non sia nemmeno da porre: «Se è la sua mamma naturale ed è una buona mamma che problema c’è?».

Appunto, che problema c'è? Forse quello di un ex marito che, come tanti maschi italiani e non solo, non accetta la fine di un rapporto e vuole vendicarsi attraverso il figlio. Ma è questo davvero il bene del bambino?

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