Gli attivisti russi minacciano di fare i nomi dei politici gay del Comitato Olimpico Russo

Cerchi olimpici rainbow

È da ammirare Nikolaj A. Alekseev, attivista russo per i diritti lgbt, che non si ferma dinanzi a niente e a nessuno. Ha appena dichiarato che porterà dinanzi alla Corte Europea dei Diritti dell’Uomo il divieto moscovita di celebrare gay pride per i prossimi cento anni, che già ha fatto un altro ricorso: contro le autorità russe che hanno impedito di aprire una Pride House durante i XXII Giochi olimpici invernali si svolgeranno a Soči (Russia) dal 7 al 23 febbraio 2014. Non pago, Alekseev ha fatto sapere che si avvarrà dello strumento politico dell'outing, rendendo noti i nomi di quei politici gay russi che sostengono il divieto di apertura della Pride House.

Gli attivisti avevano già fatto ricorso contro il divieto dinanzi ai tribunali russi che, nemmeno a dirlo, hanno dato ragione alle autorità ritenendo che una Pride House sarebbe “estremista” e potrebbe provocare “odio socio-religioso”.

Secondo lo stesso Nikolaj A. Alekseev uno dei principali motivi che stanno dietro al divieto risiederebbe nel fatto che gli organizzatori della Pride House di Soči vorrebbero realizzare una mostra sulle violazioni recenti dei diritti umani in Russia di cui, purtroppo, non mancano esempi. Quindi l'iniziativa del collettivo gay andrebbe a mostrare chiaramente le pecche delle Russia sui diritti umani, mentre il governo vorrebbe utilizzare i Giochi Olimpici Invernali per far vedere al mondo quanto è bravo. Alekseev e gli altri attivisti non ci stanno a questa operazione di maquillage e, pertanto, minacciano l'outing:

Sappiamo molto bene quali sono i politici omosessuali che fanno parte del Comitato Olimpico Russo. Sono gay ma al tempo stesso non stanno muovendo nemmeno un dito per difendere i diritti della comunità lgbt.

Foto | Dos Manzanas

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