Il teatro antico tra prostituti, travestiti e infami

Abbiamo scelto il marmoreo fondoschiena di questo acrobata di colore, scultura in marmo bianco di età imperiale proveniente dall'area archeologica di Villa Patrizi a Roma, per presentarvi la mostra "In scaena. Il teatro di Roma antica", al Colosseo dal 3 ottobre al 17 febbraio 2008.

Un mondo, quello del teatro, i cui lavoratori erano marchiati dal peso dell’infamia, concetto che originariamente desigava le categorie a cui non era concesso il diritto di parola nelle assemblee pubbliche e a cui quindi era interdetto il curus honorum. Infamia che colpiva irrimediabilmente le donne, per le quali era massimamente disdicevole lavorare nel mondo dello spettacolo (divieto in vigore fino all'Inghilterra del Seicento). Quello dell'attore era un mestiere esclusivamente maschile: gli uomini si travestivano da donne, a Roma come precedentemente in Grecia, per impersonare ruoli femminili. Lo dimostra la statuaria, che ritrae attori con maschera e abiti femminili, con il 'pacco' in evidenza tra le pieghe della veste.

La donna che sceglieva il mestiere dello spettacolo veniva considerata una prostituta (spesso lo diventava) e perdeva di dignità agli occhi della società. Allo stesso modo prestavano il proprio corpo come prostituti anche gli attori. Una curiosità: la parola fornicare deriva proprio dai fornici, dalle arcate che reggono teatri, circhi e anfiteatri. Sotto di esse infatti prostitute e prostitui esercitavano la loro professione, coprendo l’ingresso con una tenda e esponendo fuori il tariffario delle prestazioni.

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