Solitary fruit: un viaggio nella diversità e nel pregiudizio

Bitter fruit: un viaggio nella diversità e nel pregiudizio

Solitary fruit è un lavoro straordinario realizzato dall’olandese Risk Hazekamp. Una raccolta di immagini rigorosamente in bianco e nero che non solo ci portano nel cuore del profondo, profondissimo sud degli Stati uniti, ma ci conducono anche lungo i sentieri scoscesi del pregiudizio, del rifiuto, del disinganno più doloroso.

Un’opera così ricca di sostrati e rimandi che a tratti rimaniamo quasi con il fiato corto, sentendoci catapultati nei lontani anni cinquanta, anni di dura segregazione razziale e dell’assoluto rifiuto per il diverso (fruit qui scelto, ricordiamolo, sia come omaggio al celebre pezzo di Billie Holiday “Bitter Fruit” che per il suo significato dispregiativo che nello slang americano identifica l’omosessuale).

Bitter fruit: un viaggio nella diversità e nel pregiudizio
Bitter fruit: un viaggio nella diversità e nel pregiudizio
Bitter fruit: un viaggio nella diversità e nel pregiudizio
Bitter fruit: un viaggio nella diversità e nel pregiudizio

Così ecco che ispirandosi al pericoloso viaggio che John Howard Griffin compì nel 1959 travestito da uomo di colore, Solitary fruit (che ha vinto il secondo premio al Pride Award 2012 lo scorso aprile a Berlino e deve l'aggettivo solitary al pezzo Solitary man cantato da Johnny Cash), diventa qui anche un viaggio di genere, con Hazekamp che affronta l’interminabile avventura lungo le rive assolate del Mississippi non nei panni di una donna, ma in quelli di un giovane uomo che, a volo, ci ricorda un fragile ma coraggiosissimo James Dean oppure, volendo rimescolare ancora una volta le carte, l'indimenticabile Hilary Swank di Boys don't cry.

Bitter fruit: un viaggio nella diversità e nel pregiudizio
Bitter fruit: un viaggio nella diversità e nel pregiudizio
Bitter fruit: un viaggio nella diversità e nel pregiudizio

Via | Ilpost.it

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