La casa di Febbraio

February house

Fu la scrittrice Anaïs Nin a chiamarla la casa di febbraio quando scoprì che buona parte di questi giovanissimi artisti che si apprestavano a conquistare il mondo erano nati in quel mese. Arrivarono a Brooklyn Heights alla spicciolata nei primi mesi del 1940, ognuno con un bagaglio diverso, ma tutti con il medesimo grande sogno: lasciare un segno indelebile nel difficile mondo dell’arte.

Molti di questi giovani di belle speranze e di sicuro talento erano omosessuali, da W.H. Auden e Carson McCullers a Benjamin Britten e Paul Bowles. Personalità non sempre facili a cui si aggiunse anche la figura bizzarra di Gypsy Rose Lee, sinuosa interprete di numeri di Burlesque che proprio nella grande casa di Brooklyn scrisse il suo libro più famoso, il best seller “The g-string murders”. Una comunità sui generis che vide l’inglese Auden affezionarsi inaspettatamente alla americana McCullers, a quei suoi modi teneri e stravaganti di comportarsi, a quel suo profondo accento del sud che il poeta amava profondamente.

Un circolo di geni in erba che ha ispirato prima un libro (The February House di Sherill Tippins), poi addirittura un musical di successo. Impossibile per noi resistere a tale richiamo, a questo piccolo ma tenace filo rouge che passa leggero eppure gravido di significati dai maliziosissimi tacchi a spillo di Gypsy Rose Lee al broncio malinconico di Carson McCullers, mentre in sottofondo (come non sentirlo?) ci accompagna l’instancabile ticchettio di una macchina da scrivere.

Vota l'articolo:
4.00 su 5.00 basato su 5 voti.  
  • shares
  • +1
  • Mail

I VIDEO DEL CANALE DONNA DI BLOGO