Università di Pavia, arriva il doppio libretto per gli studenti transgender

L'Università di Pavia ha deciso di seguire l'esempio lanciato anche a Torino, Perugia, Genova, Urbino e alla Bicocca di Milano e di permettere agli studenti transgender iscritti di potersi dotare di un secondo libretto che riconosce la nuova identità della persona.

Il merito, per il caso di Pavia, è della 26enne Cecilia Bettini, che sta per laurearsi in letteratura europea e americana e che fin dal momento della sua iscrizione ha lottato per ottenere il libretto che riconosce finalmente la sua identità di genere. A raccontare la battaglia di Cecilia è il quotidiano La Provincia di Pavese, che ha raccolto la testimonianza della diretta interessata:

A ottobre 2014, mi sono rivolta all'Arcigay per ottenere un documento di identità elettiva. A quel punto Arcigay aveva iniziato le pratiche facendo domanda al Rettore, sembrava che l'obiettivo sarebbe stato raggiunto di lì a poco, poi mi hanno detto che c'erano stati dei problemi. All'epoca c'erano già università italiane che davano la possibilità di richiedere un documento alternativo con le coordinate alias, io volevo ottenere questo diritto anche nel mio ateneo.

Il percorso è stato lungo e il traguardo è stato raggiunto soltanto in questi ultimi giorni, tre anni e dopo e ora che Cecilia è a un passo dalla laurea:

Il problema più grosso era che ogni volta prima di un esame dovevo contattare il professore per segnalargli la mia situazione e chiedergli di rivolgersi a me con un nome diverso da quello del libretto. Era una situazione emotivamente pesante, dovevo tirare fuori ogni volta informazioni sulla mia vita privata, dichiarare di essere transessuale; senza contare la preoccupazione che tutto questo influisse sulla valutazione finale didattica e personale da parte del docente, nel caso venisse elaborata qualche forma di pregiudizio.

Ora che la laurea è sempre più vicino, questa battaglia sembra finita ed altri studenti potranno beneficiare della novità introdotta proprio grazie a Cecilia:

Rimane un'unica perplessità: la proclamazione della laurea. Per una questione burocratica il titolo mi verrà conferito con il nome anagrafico, quello maschile, ma vorrei limitarlo alla sola firma. Per la proclamazione davanti ad amici e parenti vorrei essere chiamata col nome che sento mio. Sono abbastanza convinta che comunque verrà rispettata la mia volontà dai professori in commissione.

Potete leggere l'intervista integrale a Cecilia a questo indirizzo.

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