Cecenia, l’attivista Igor Kocetkov denuncia: “Così lo Stato stermina gli omosessuali”

Russian Prime Minister Vladimir Putin (C) meets with Chechen President Ramzan Kadyrov (L) in Grozny on October 16, 2008 while visiting a newly built mosque. The mosque, said to be the largest in Europe, is named in honor of late Chechen President Ahmad Kadyrov, who was killed in a 2004 blast.           AFP PHOTO / RIA NOVOSTI / POOL / ALEXEY NIKOLSKY (Photo credit should read ALEXEY NIKOLSKY/AFP/Getty Images)

A fornire un’ulteriore conferma di quanto sta accadendo in Cecenia è stato in queste ore Igor Kocetkov, leader del Russian LGBT Network, l'unica associazione di attivisti per i diritti LGBT in tutta la Federazione Russa, dalle pagine di Repubblica grazie all’intervista fatta dalla corrispondente Rosalba Castelletti.

Kocetkov non ha soltanto confermato le torture e i rastrellamenti denunciati a più riprese dal quotidiano indipendente russo Novaja Gazeta, ma ha ribadito che sarebbe lo stesso Stato a compierli:

In Cecenia esiste un sistema di torture guidato e amministrato dagli organismi statali: polizia, procura, forze dell'ordine. Uno dei massimi dirigenti di questo sistema di sterminio ha il soprannome "Lord", "Signore": è il deputato ceceno Adam Delimkhanov. Lo Stato va a caccia di gay. Li arresta e chiede loro di denunciare gli amici. Di solito li rinchiude in celle con altri detenuti che vengono obbligati a picchiarli e maltrattarli. Si tratta di crimini contro l'umanità su cui dovrebbe indagare la Corte internazionale dell'Aja.

L’attivista ha confermato anche le tempistiche già rivelate da diverse testimonianze:

Noi ne siamo venuti a conoscenza solo alla fine dello scorso febbraio. Quello che succede in Cecenia spesso viene insabbiato. Agli inizi di marzo abbiamo iniziato a raccogliere le prime "voci" di sequestri e scomparse di gay. Ci siamo rivolti alla procura cecena, ma le nostre denunce sono state respinte come infondate. Allora ci siamo messi in contatto con i difensori dei diritti umani nel Caucaso Settentrionale.

Visto che è lo stesso Stato a compiere queste torture, ha ben poco senso denunciare tutto alle locali forze dell’ordine, ma anche le denunce presentate al Cremlino - la Cecenia resta comunque una repubblica della Federazione Russa - non hanno sortito alcun effetto positivo e la situazione è degenerata in queste settimane.

Qualcosa potrebbe cambiare, secondo Kocetkov, se la comunità internazionale iniziasse a fare pressioni alla Russia:

Tutti i governi dovrebbero chiedere ufficialmente alla Russia di avviare inchieste per far luce su i crimini contro l'umanità da tempo perpetrati in Cecenia. I leader e gli esponenti politici dovrebbero sollevare la questione durante i vertici e gli incontri faccia a faccia.

Qualcosa si sta iniziando a muovere sul fronte internazionale e anche noi, nel nostro piccolo, possiamo farci portavoce della questione e continuare a parlarne il più possibile e prendere parte a tutte le iniziative che, da una parte all’altra del Mondo occidentale, stanno prendendo forma in queste ore.

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