Trento, bimbi nati da procreazione assistita: la Corte d’Appello riconosce la genitorialità a una coppia di padri

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I tribunali italiani continuare a scrivere la storia dei diritti LGBT mentre la politica resta a guardare tra mille polemiche e diatribe senza fondamento. Stavolta è stata la Corte d’Appello di Trento a fare la storia con la sentenza emessa il 23 febbraio scorso.

I giudici hanno riconosciuto a una coppia di padri lo status di genitori di due gemellini nati all’estero grazie alla procreazione assistita. Riconoscimento pieno non soltanto al padre che ha donato il seme - e che ha quindi un legame biologico coi bambini - ma anche al suo compagno, a tutti gli effetti padre di quei bimbi anche in Italia.

Per la prima volta in Italia un giudice ha deciso di applicare la storica sentenza della Corte di Cassazione emessa nell’ottobre scorso. Il giudice, lo spiega nel dettaglio Articolo29, ha sottolineato come bel nostro ordinamento non vi sia “un modello di genitorialità esclusivamente fondato sul legame biologico fra il genitore e il nato; all’opposto deve essere considerata l’importanza assunta a livello normativo dal concetto di responsabilità genitoriale che si manifesta nella consapevole decisione di allevare ed accudire il nato”.

E, ancora:

La favorevole considerazione da parte dell’ordinamento al progetto di formazione di una famiglia caratterizzata dalla presenza di figli anche indipendentemente dal dato genetico, con la regolamentazione dell’istituto dell’adozione; la possibile assenza di relazione biologica con uno dei genitori (nella specie il padre) per i figli nati da tecniche di fecondazione eterologa consentite.

Anche stavolta la sentenza è stata emessa mettendo al centro di tutto il benessere e l’interesse del minore, al di là del sesso dei genitori. La politica, intanto, resta a guardare da lontano.

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