Monza, istituto religioso rifiuta l’iscrizione a studente gay. La denuncia dei familiari

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17.10 - La soluzione del “caso” è arrivata nel corso della giornata odierna, con l’Ente cattolico per la formazione professionale (Ecfop) che ha riammesso il 16enne e diffuso una nota per fornire la propria versione dei fatti:

Il ragazzo non è iscritto al nuovo anno perché non ha presentato domanda di iscrizione al ‘Terzo corso sala bar’ entro i tempi stabiliti. Il nostro ente non ha mai messo in atto alcuna discriminazione in quanto accoglie ragazzi di ogni nazionalità e religioni e si è sempre adoperato per l’inclusione e l’integrazione.

E, ancora:

A conclusione dell’anno 2015/16 la famiglia del ragazzo non si è presentata all’incontro programmato per i colloqui finali e per il rinnovo dell’iscrizione; a giugno e luglio non si è più presentata né ha chiamato al telefono. Il ragazzo ha chiamato però una volta in segreteria chiedendo le modalità per iscriversi. E la segreteria ha riferito di richiamare nei giorni successivi in quanto in sede non erano presenti gli addetti di riferimento. E il ragazzo non ha più chiamato.

Arcigay, intanto, ha annunciato la richiesta di intervento da parte del Miur, proprio come accaduto lo scorso anno nei confronti dello stesso istituto:

Abbiamo letto con estremo allarme della vicenda del ragazzo di Monza la cui madre denuncia l'esclusione dalla scuola perché omosessuale. La vicenda merita l'immediato interessamento del Miur, chiamato a chiarire tempestivamente i termini della questione, e a intervenire qualora sia ravvisata una lesione dei diritti di quel ragazzo e di tutti gli altri e le altre che frequentano l'istituto. Non solo: ci auguriamo che, nel caso gli approfondimenti confermassero la denuncia della madre, il Ministero agisca con provvedimenti esemplari, perché un diritto come l'istruzione, fondante nella nostra Costituzione, non può essere delegato a soggetti che della nostra Costituzione, evidentemente, non condividono i valori. Su questo tema, che purtroppo va ben oltre la vicenda contingente, sarebbe il caso di aprire con urgenza un'approfondita riflessione politica. Infine, rivolgiamo un appello a tutti gli attori coinvolti nella vicenda della scuola lombarda, affinché si adoperi nell'esercizio di ogni funzione, anche quella informativa, la cautela necessaria e che sia garantita la massima tutela dei minori coinvolti. Mettiamo al centro l'interesse di quel minore e di tutti i suoi compagni e le sue compagne.

21 settembre 2016 - 12.00 - Torniamo a parlare oggi dell’Ente Cattolico Formazione Professionale (ECFoP) di Monza, finito lo scorso anno al centro di una serie di polemiche legate a un comportamento omofobo messo in atto nei confronti di uno studente 16enne, costretto per giorni a stazionare nei corridoi e non entrare in classe perchè omosessuale.

É passato un anno da quella vicenda e quello stesso adolescente, dichiaratamente gay, si sarebbe visto rifiutare l’iscrizione al terzo anno di corso per baristi. É la famiglia dell’adolescente a denunciare il tutto alla stampa:

Siamo persone con un disperato bisogno di lavorare e non abbiamo potuto presentarci al colloquio di fine giugno tra docenti e genitori, ma avevamo avvertito che non ci saremmo stati. Poi non abbiamo fatto altro che telefonare alla scuola, volevamo i moduli per formalizzare l’iscrizione, ma ogni volta venivamo rimandati con qualche scusa, fino a che una persona in segreteria ci ha detto che il preside non voleva nostro figlio per quanto successo un anno fa.

La madre del giovane, intervistata da La Repubblica, ha spiegato:

Pensavamo che la vicenda fosse chiusa, ma ci sbagliavamo. Stavano solo aspettando il momento buono per metterci alla porta. Mio figlio non merita un trattamento del genere per il suo orientamento sessuale, è un'ingiustizia e ci batteremo per i suoi diritti.

Il dirigente scolastico Adriano Corioni al momento non ha commentato pubblicamente l’accaduto, quindi l’unica versione dei fatti che conosciamo è quella della famiglia del giovane, decisa a battersi per far avere al figlio un trattamento equo in cui la sua omosessualità non ha e non deve avere nulla a che fare.

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