Lombardia, la Regione si prepara a lanciare uno sportello “anti-gender”

Nelle stesse ore in cui il Comune di Milano si sta muovendo per iniziare quanto prima a celebrare le unioni civili, la Regione Lombardia sta facendo passi da gigante per difendere la cosiddetta “famiglia naturale” e diffondere l’omofobia.

Sembra assurdo e incredibile, eppure la giunta regionale guidata dal leghista Roberto Maroni - la stessa giunta che aveva messo al bando i libri “gender” e fatto illuminare il Pirellone con la scritta Family Day - uno sportello in difesa di quella famiglia naturale che si ostinano a sbandierare ai quattro venti, un concetto inesistente che non fa altro che fomentare l’omofobia nel nostro Paese.

É Cristina Cappellini, assessore alle Culture, Identità e Autonomie di Regione Lombardia, a spiegare il progetto:

Ancora una volta la Giunta Maroni dimostra con azioni concrete di mantenere le promesse fatte ai lombardi. Un provvedimento fortemente voluto da Regione Lombardia e che va incontro alle richieste arrivate soprattutto in questi ultimi due anni da coloro che, come noi, hanno a cuore la difesa della famiglia naturale, dei diritti deibambini e del principio di libertà di educazione in capo alle famiglie un vero e proprio sportello che raccoglierà.

Si tratterà a tutti gli effetti di uno sportello e di un numero verde per “fronteggiare eventuali casi di forme di disagio nel percorso educativo degli alunni, avendo come stella polare i valori non negoziabili della famiglia naturale e della tutela della libertà educativa in campo alla famiglia stessa”.

La gestione dello sportello, in partenza il prossimo settembre, è stata affidata con un bando pubblicato da 30 mila euro all’AGE, l’Associazione italiana genitori, che sul proprio sito ufficiale si definisce così:

Le associazioni A.Ge. raccolgono gruppi di genitori che, ispirandosi ai valori della Costituzione Italiana, delle Dichiarazioni dei Diritti dell’Uomo e del Fanciullo e dell’etica cristiana, intendono partecipare alla vita sociale per fare della famiglia un soggetto politico.

Cosa farà esattamente questo sportello? Lo spiega la stessa Cappellini:

Il servizio offerto da Age costituirà anche un valido strumento di contrasto all'ideologia gender, considerando il rischio di una sua sempre maggiore diffusione nelle nostre scuole e, più in generale, per fronteggiare eventuali casi di forme di disagio nel percorso educativo degli alunni, avendo come stella polare i valori non negoziabili della famiglia naturale e della tutela della libertà educativa in campo alla famiglia stessa.

Se quello che si insegna a scuola non è abbastanza cattolico o bigotto insomma, i genitori potranno inoltrare una segnalazione allo sportello dedicato, che provvederà poi a segnalare i vari casi al Ministero dell'istruzione, Università e Ricerca. Tutta questa follia perché la Buona Scuola, la riforma del sistema nazionale di istruzione e formazione, nel comma 16 dell’articolo 1 parla di

attuazione dei principi di pari opportunità promuovendo nelle scuole di ogni ordine e grado l'educazione alla parità tra i sessi, la prevenzione della violenza di genere e di tutte le discriminazioni, al fine di informare e di sensibilizzare gli studenti, i docenti e i genitori.


Quindi la Buona Scuola punta a mettere un freno al bullismo e a ogni forma di discriminazione tra le mura scolastiche e la Regione Lombardia, invece di fare altrettanto, decide di spendere oltre 80 mila euro di soldi pubblici - 30 mila per lo sportello e 50 mila per la gestione del numero verde - per un programma che punta a fare l’esatto contrario.

Una iniziativa del genere infatti va a discriminare non soltanto i bambini non cattolici che vorrebbero e dovrebbero ricevere un’educazione slegata in ogni modo dalla religione - restiamo comunque un Paese laico, che piaccia o meno ai cattolici - ma va anche a penalizzare tutti quei bambini che, cresciuti in famiglie bigotte, dovrebbero poter contare sulla scuola pubblica per un’educazione priva di pregiudizi e nel rispetto di tutti.

Via | Regione Lombardia

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