Strasburgo, nuova condanna per l’Italia: ha rifiutato il ricongiungimento familiare a coppia gay

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L’Italia è stata nuovamente condannata dalla Corte europea dei diritti dell’uomo per una questione legata alla discriminazione di cittadini LGBT, proprio come accaduto in passato. Stavolta il caso è quello di una coppia formata da un cittadino italiano e da un cittadino neozelandese, Roberto Taddeucci e Douglas McCall, insieme dal 1999 e residenti in Nuova Zelanda fino al 2003.

I due avevano fatto rientro in Italia in quell’anno a casa dei problemi di salute di Roberto e il suo compagno aveva quindi chiesto un permesso soggiorno per ricongiungimento familiare. Quel permesso fu rifiutato perché i due, secondo la legge italiana, non erano una famiglia a tutti gli effetti.

Il caso arrivò fino alla Corte di Cassazione, che confermò le precedenti sentenze e respinse in via definitiva l’appello presentato, forte dell’articolo 29 del ddl 286 del 1998 secondo il quale “il concetto familiare include solo gli sposi e i figli minorenni o non ancora indipendenti”.

Art. 29 - Ricongiungimento familiare

Art. 29


(Ricongiungimento familiare)


(Legge 6 marzo 1998, n. 40, art. 27)


1. Lo straniero puo' chiedere il ricongiungimento per i seguenti familiari:


a) coniuge non legalmente separato;


b) figli minori a carico, anche del coniuge o nati fuori del matrimonio, non coniugati ovvero legalmente separati, a condizione che l'altro genitore, qualora esistente, abbia dato il suo consenso;


c) genitori a carico;


d) parenti entro il terzo grado, a carico, inabili al lavoro secondo la legislazione italiana.


2. Ai fini del ricongiungimento si considerano minori i figli di eta' inferiore a 18 anni. I minori adottati o affidati o sottoposti a tutela sono equiparati ai figli.


3. Salvo che si tratti di rifugiato, lo straniero che richiede il ricongiungimento deve dimostrare la disponibilita':


a) di un alloggio che rientri nei parametri minimi previsti dalla legge regionale per gli alloggi di edilizia residenziale pubblica, ovvero, nel caso di un figlio di eta' inferiore agli anni 14 al seguito di uno dei genitori, del consenso del titolare dell'alloggio nel quale il minore effettivamente dimorera';


b) di un reddito annuo derivante da fonti lecite non inferiore all'importo annuo dell'assegno sociale se si chiede il ricongiungimento di un solo familiare, al doppio dell'importo annuo dell'assegno sociale se si chiede il ricongiungimento di due o tre familiari, al triplo dell'importo annuo dell'assegno sociale se si chiede il ricongiungimento di quattro o piu' familiari. Ai fini della determinazione del reddito si tiene conto anche del reddito annuo complessivo dei familiari conviventi con il richiedente.


4. E' consentito l'ingresso, al seguito dello straniero titolare di carta di soggiorno o di un visto di ingresso per lavoro subordinato relativo a contratto di durata non inferiore a un anno, o per lavoro autonomo non occasionale, ovvero per studio o per motivi religiosi, dei familiari con i quali e' possibile attuare il ricongiungimento, a condizione che ricorrano i requisiti di disponibilita' di alloggio e di reddito di cui al comma 3.


5. Oltre a quanto previsto dall'articolo 28, comma 2, e' consentito l'ingresso, al seguito del cittadino italiano o comunitario, dei familiari con i quali e' possibile attuare il ricongiungimento.


6. Salvo quanto disposto dall'articolo 4, comma 6, e' consentito l'ingresso, per ricongiungimento al figlio minore regolarmente soggiornante in Italia, del genitore naturale che dimostri, entro un anno dall'ingresso in Italia, il possesso dei requisiti di disponibilita' di alloggio e di reddito di cui al comma 3.


7. La domanda di nulla osta al ricongiungimento familiare, corredata della prescritta documentazione, e' presentata alla questura del luogo di dimora del richiedente, la quale ne rilascia copia contrassegnata con timbro datario e sigla del dipendente incaricato del ricevimento. Il questore, verificata l'esistenza dei requisiti di cui al presente articolo, emette il provvedimento richiesto, ovvero un provvedimento di diniego del nulla osta.


8. Trascorsi novanta giorni dalla richiesta del nulla osta, l'interessato puo' ottenere il visto di ingresso direttamente dalle rappresentanze diplomatiche e consolari italiane, dietro esibizione della copia degli atti contrassegnata dalla questura, da cui risulti la data di presentazione della domanda e della relativa documentazione.


9. Le rappresentanze diplomatiche e consolari italiane rilasciano altresi' il visto di ingresso al seguito nei casi previsti dal comma 5.

La vicenda è così arrivata alla Corte Europea dei Diritti dell’Uomo di Strasburgo, che di fronte a quanto accaduto ha deciso di condannare il nostro Paese:

La situazione di Taddeucci e McCall non poteva essere equiparata a quella di una coppia non sposata eterosessuale. Non potendosi sposare e nell'impossibilità di ottenere in quegli anni in Italia qualsiasi altro riconoscimento formale della loro unione, i due uomini non potevano essere classificati come sposi.

E, ancora:

L’interpretazione restrittiva della nozione di famiglia costituisce, per le coppie omosessuali, un ostacolo insuperabile per l’ottenimento del permesso di soggiorno per motivi familiari, non tenendo conto della situazione specifica dei richiedenti e in particolare della loro impossibilità di ottenere una forma legale di riconoscimento della loro relazione in Italia.

L’Italia, secondo Strasburgo, ha violato il diritto di Roberto e Douglas a non essere discriminati in quanto coppia e per questo dovrà risarcire Douglas McCall di 20 mila euro per danni morali.

Se nessuna delle parti farà ricorso in appello, la sentenza diventerà definitiva fra tre mesi.

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