Trento, insegnante licenziata perché ritenuta omosessuale: scuola cattolica condannata al risarcimento

"La docente ha subito una condotta discriminatoria tanto nella valutazione della professionalità, quanto nella lesione dell’onore".

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Punizione storica di un tribunale italiano per un caso di omofobia sul posto di lavoro. L’istituto cattolico Figlie del Sacro Cuore di Gesù di Trento è stato condannato dal giudice del lavoro di Rovereto, in Trentino Alto Adige, a risarcire una ex docente a cui non era stato rinnovato il contratto sulla base del suo presunto orientamento sessuale.

La donna, ritenuta lesbica dai vertici della struttura, non si era vista rinnovare il contatto di lavoro e aveva chiesto giustizia, certa che quella mancata conferma del posto di lavoro fosse legata proprio al suo orientamento sessuale.

Era stata la stessa docente, lo scrive oggi il Corriere della Sera, a raccontare di esser stata chiamata dalla responsabile dell’Istituto, suor Eugenia Libratore, per discutere del rinnovo del contratto. La religiosa, deceduta lo scorso settembre, le avrebbe detto di essere “venuta a conoscenza di alcune voci secondo le quali io avevo una compagna con la quale intrattenevo una relazione affettiva-sentimentale e con la quale vivevo assieme”.

La religiosa le chiese di confermare o smentire quelle voci, spiegandole chiaramente che davanti alla smentita si sarebbe vista confermare il posto di lavoro. Di fronte al rifiuto della docente di confermare o smentire, il contratto non fu rinnovato perché la religiosa “aveva problemi come dirigente dell’Istituto a rinnovare il contratto ad una persona ritenuta omosessuale”.

Ora il giudice del lavoro le ha dato ragione, condannando l’istituto a risarcirla con 25 mila euro per danni patrimoniali e non patrimoniali. L’Istituto Figlie del Sacro Cuore di Gesù dovrà inoltre versare 1.500 euro all’associazione radicale Certi Diritti e a ciascuna delle sedi della Ggil del Trentino.

Questo perché, come spiegato dal giudice, la condotta dell’Istituto “ha colpito non solo la ricorrente, ma ogni lavoratore potenzialmente interessato all’assunzione presso l’Istituto. E, relativamente al caso specifico della docente:

La presunta omosessualità dell’insegnante nulla aveva a che vedere con la sua adesione o meno al progetto educativo della scuola. La docente ha subito una condotta discriminatoria tanto nella valutazione della professionalità, quanto nella lesione dell’onore.

Alexander Schuster, l’avvocato che ha assistito l’insegnante in questa battaglia contro la discriminazione, ha spiegato:

Questa decisione fissa un punto chiaro: i datori di lavoro di ispirazione religiosa o filosofica non possono sottoporre i propri lavoratori a interrogatori sulla loro vita privata o discriminarli per le loro scelte di vita. L’uso di contraccettivi, scelte come la convivenza, il divorzio, l’aborto, sono decisioni fra le più intime che una persona può compiere e non possono riguardare il datore di lavoro.

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