Orlando, strage in un club LGBT: 49 morti. Il movente è l’omofobia?

Il padre dell’attentatore ha raccontato alla stampa che il figlio era rimasto sconvolto dopo aver visto due gay baciarsi in strada a Miami.

Questa notte è stata scritta una delle pagine più nere della recente storia degli Stati Uniti d’America. Un folle, identificato come il 29enne Omar Mateen, originario della Florida, ha fatto irruzione in un club LGBT di Orlando e, armato di pistola e fucile d’assalto, ha aperto il fuoco contro i presenti, uccidendo 50 persone e ferendone altrettante.

I racconti e le testimonianze che stiamo ascoltando in queste ore sono agghiaccianti, come sempre quando ci troviamo davanti a eventi tragici come questi, sempre più frequenti negli ultimi anni, negli Stati Uniti e non solo.

Oltre 50 persone - il bilancio è purtroppo ancora provvisorio - sono state massacrate mentre stavano trascorrendo una serata in allegria, mentre ballavano e si divertivano in un locale famoso in tutto lo Stato, un locale LGBT che aveva bandito ogni forma di discriminazione e odio. Non è ancora chiaro cosa abbia spinto il 29enne ad armarsi e compiere una strage, ma non ci sono molti dubbi sul fatto che l’obiettivo non è stato scelto a caso.

L’FBI sta indagando ormai da ore sulla vicenda e continuerà a farlo nei prossimi giorni. L’ipotesi più plausibile, visto il momento in cui ci troviamo a vivere, è che Omar Mateen abbia agito seguendo uno dei tanti inviti lanciati nelle ultime settimane dai jihadisti dello Stato Islamico, che hanno invitato i simpatizzati a colpire all’estero proprio in questo periodo, in pieno Ramadan. Ma questo è anche il mese dell’Orgoglio LGBT, il Pride Month che il presidente degli USA Barack Obama aveva festeggiato una manciata di giorni fa.

Quella dell’estremismo religioso è una delle piste battute dall’FBI e prontamente esclusa dalla famiglia dell’attentatore, che parlando a NBC News ha escluso la componente religiosa:

Siamo spiacenti per quanto accaduto. Non eravamo a conoscenza di alcuna azione. Siamo sotto shock insieme all’intero Paese. Questo non ha nulla a che vedere con la religione.

A parlare è il padre del giovane, secondo il quale il figlio, qualche mese fa, si era molto arrabbiato dopo aver visto, a Miami, due uomini che si baciavano.

Non sappiamo quale sia stata la causa scatenante di questa strage e - forse non lo sapremo mai con esattezza - ma è piuttosto lecito ipotizzare che la componente omofoba abbia giocato un ruolo fondamentale. Questo, lo ribadiamo, è il Mese dell’Orgoglio LGBT, il mese in cui in migliaia di città in tutto il Mondo si svolgono i Gay Pride. La stessa Orlando aveva ospitato diversi eventi nei giorni scorsi e sono in tante le città degli USA in cui nelle prossime ore sono in programma eventi simili, a partire da Los Angeles, che proprio oggi, 12 giugno 2016, si appresta a ospitare il Gay Pride.

Anche se la componente omofoba non è stata ancora confermata dall’FBI, la sicurezza si sta irrobustendo intorno alle parate previste nelle prossime ore. Muriel Bowser, sindaco di Washington DC, ha appena annunciato che in vista del Pride previsto per oggi ha disposto l’innalzamento dei livelli di sicurezza, sottolineando anche che “i cittadini di Washington non impediranno all’odio di fermare le celebrazioni dell’amore”. E non possiamo che condividere questo pensiero, non saranno l’odio e la violenza a fermarci e farci smettere di essere orgogliosi di essere quello che siamo.

ORLANDO, FL - JUNE 12:  Orlando police officers seen outside of Pulse nightclub after a fatal shooting and hostage situation on June 12, 2016 in Orlando, Florida. The suspect was shot and killed by police after 20 people died and 42 were injured. (Photo by Gerardo Mora/Getty Images)

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