Il dossier sull'omosessualità di Umberto II di Savoia

Umberto II di Savoia

Soprannominato il re di maggio, Umberto II di Savoia regnò in Italia solo poche settimane. Un regno brevissimo durante il quale aveva inutilmente cercato di risollevare le sorti della casata, pesantemente compromessa con il fascismo. La fuga di Vittorio Emanuele III verso il sud del paese aveva probabilmente assestato il colpo di grazia alle fortune della famiglia regnante. L’Italia divenne così una repubblica il 2 giugno 1946 ed il sovrano lasciò definitivamente il paese, seguito da un’interminabile scia di pettegolezzi e pesanti allusioni.

Il dossier che Mussolini aveva fatto preparare sulla sua presunta omosessualità era del resto ben noto negli ambienti politici e giornalistici di quegli anni. Un’arma di ricatto da sfoderare al momento più opportuno.

Sposatosi con Maria Josè del Belgio nel 1930, Umberto condusse una vita sempre lontana da quella della moglie, perennemente circondato da schiere di giovani ed aitanti ufficiali, per i quali avrebbe avuto, almeno così pare, una grande ed incontrollabile passione (tra i suoi amanti si citano Luchino Visconti all’ora allora ufficiale dell’esercito regio e l’attore francese Jean Marais). Una tradizione che avrebbe poi continuato anche a Cascais in Portogallo, sua residenza ufficiale dopo l’esilio.

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