Stepchild adoption, il Tribunale di Torino dice sì all'adozione reciproca per una coppia di due donne

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La giurisprudenza continua ad anticipare la politica italiana, ancora indietro sul fronte dei diritti LGBT nonostante la recente approvazione della legge sulle unioni civili. Stavolta è stato il Tribunale di Torino a fare quello che il Governo non è stato in grado di fare: una coppia di donne, Silvia Casassa e sua moglie Daniela Vassallo, si è vista riconoscere l’adozione incrociata delle due figlie, Agata e Amalia, rispettivamente di 7 e 4 anni.

I giudici di Torino hanno analizzato il caso specifico delle due donne e stabilito che le due bimbe stanno crescendo “ottimamente accudite” e in un “clima sereno e positivo” e hanno ritenuto opportuno riconoscere per Legge quella che è era già una situazione di fatto: si tratta a tutti gli effetti di una famiglia e, applicando la legge del 1983 sulle adozioni in casi particolari, hanno permesso alle due donne di adottare reciprocamente le bimbe.

Silvia Casassa, lo scrive oggi il Corriere Della Sera, ha commentato con gioia questa sentenza storica:

Oggi ho guardato Daniela camminare in strada con Agata e mi sono detta: adesso nessuno potrà più togliergliela. E adesso nessuno può togliere Amalia a me: è mia anche per la legge. Non potranno neppure più impedirmi di accompagnarla al pronto soccorso o di viaggiare da sola con lei, ma la cosa che cambia davvero tutto è questa sensazione di sicurezza.

Le due bimbe, ora riconosciute come figlie di entrambe le donne, non risultano però sorelle, come previsto dalla legge appena citata:

Cercheremo di far avere loro lo stesso cognome. A scuola già si firmano Casassa Vassallo, perché le maestre sono state meravigliose. […] È una grandissima gioia. Quando abbiamo deciso di avere la prima bimba ci siamo chieste chi sarebbe stata la “mamma di pancia” e chi la “mamma di cuore” e abbiamo deciso che sarei stata io solo perché per questioni di lavoro sarebbe stato più semplice. La seconda l’ha partorita Daniela, ma sono sempre state figlie di entrambe. Ora non sono più invisibili per lo Stato.

E, ancora una volta, non possiamo che gioire davanti a un riconoscimento così importante e davanti al fatto che, in mancanza di una legge specifica, i giudici continuano a fare la storia LGBT in Italia e a dare un riconoscimento alle tante famiglie arcobaleno che da anni lottano per ottenere quello che le famiglie composte da genitori eterosessuali hanno sempre avuto.

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