Apple, Google e Facebook contro la legge antigay in North Carolina

La legge approvata in North Carolina impedisce a qualsiasi municipalità dello stato la possibilità di emanare e adottare ordinanze contro la discriminazione.

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Nelle stesse ore in cui Hollywood sta facendo pressioni affinché il governatore della Georgia faccia finire nel dimenticatoio una legge antigay che rischia di entrare in vigore in tutto lo Stato, qualcosa si simile sta accadendo in North Carolina. O meglio, purtroppo è già accaduto.

Il governo locale, lo scorso 23 marzo, ha approvato una legge che impedisce a qualsiasi municipalità dello stato la possibilità di emanare e adottare ordinanze contro la discriminazione, rendendo di fatto legale la discriminazione delle persone LGBT. Non solo. La stessa legge stabilisce che i transessuali dovranno utilizzare i bagni e gli spogliatoi pubblici in base al sesso indicato sul loro certificato di nascita, ignorando quindi il percorso di transizione che si sta effettuando, con tutte le conseguenze che possiamo immaginare.

Questa legge, approvata nell’arco di 24 ore, è stata pensata per contrastare l’ordinanza approvata il 22 febbraio scorso dal governo della città di Charlotte, la più grande e popolosa del North Carolina, che aveva permesso ai cittadini transessuali di utilizzare i bagni pubblici in linea con la loro identità di genere e fornito una più ampia protezione contro la discriminazione nelle strutture pubbliche.

Così, per bloccare quello storico passo avanti, lo Stato ha deciso di correre ai ripari e di approvare quella che molte associazioni LGBT hanno definitouno dei più estremi provvedimenti anti-Lgbt” mai visti negli Stati Uniti.

Se per la Georgia è scesa in campo Hollywood, contro la legge in North Carolina si stanno facendo sentire le grandi aziende tech degli Stati Uniti, tutte presenti in North Carolina con data center e sedi distaccate. Da Facebook ad Apple, passando per Google, ma anche IBM e aziende come American Airlines, pronte a far sentire la propria voce contro il governo locale. Nessuna, però, ha minacciato di ritirare le proprie attività nello Stato, almeno per ora.

Chi, invece, ha fatto qualcosa di concreto è stato il sindaco di San Francisco, che ha invitato tutti i cittadini e i lavoratori a limitare tutti i viaggi non urgenti in North Carolina, spiegando che la città di San Francisco “non finanzierà la discriminazione sanzionata legalmente”.

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