In ricordo di Luchino Visconti a quarant'anni dalla morte

Quarant'anni fa si spegneva Luchino Visconti.

Quarant’anni fa moriva a Roma uno dei grandi nomi del cinema italiano: Luchino Visconti, considerato il padre del neorealismo grazie ad Ossessione, il film che nel 1942 portò sul grande schermo, dopo anni di apprendistato accanto a registi importanti come il francese Jean Renoir. Una pietra miliare del cinematografia non solo nostrana che proiettò il giovane regista dai nobilissimi natali sulla scena mondiale.

Una carriera lunga e contrassegnata da pellicole memorabili come Senso, Rocco e i suoi fratelli e Il Gattopardo, giusto per citarne frettolosamente solo una manciata. Film dove la ricostruzione storica era minuziosa, il dettaglio impeccabile, l’ambientazione nutrita di squisita o rude verità. Non ultimo gli va riconosciuto anche il merito di non aver mai nascosto in anni non facili la propria omosessualità o le sue relazioni con altri uomini e qui citiamo naturalmente le più note: il fotografo Horst P. Horst, il regista Franco Zeffirelli e l’attore Helmut Berger, suo ultimo compagno di vita.

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