Famiglie omosessuali, la scienza parla chiaro: “Non ci sono differenze con le coppie eterosessuali”

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La stepchild adoption è stata ufficialmente stralciata dal DDL Cirinnà approvato in Senato, ma il Partito Democratico sta già lavorando ad un disegno di legge che potrebbe aprire le porte non soltanto all’adozione del figliastro da parte delle coppie omosessuali, ma anche all’adozione a tutti gli effetti.

Omofobi e detrattori si oppongono con forza sostenendo che un figlio cresciuto da una coppia omosessuale può avere dei non ben precisati problemi, ma si tratta di affermazioni senza alcuna sostanza. Anzi, è proprio il contrario ad avere una nutrita letteratura a supporto: in quarant’anni di studi e ricerca scientifica sull’omogenitorialità è stato chiarito che “le coppie gay sono in grado di allevare perfettamente un figlio” e che “i dati non suggeriscono un numero più elevato di omosessuali tra coloro che crescono in famiglie omogenitoriali”.

L’ordine degli psicologi del Lazio, proprio mentre in Italia si sta discutendo animatamente della questione, ha inviato al Parlamento una rassegna stampa della letteratura scientifica sulla stepchild adoption e omogenitorialità, elencando in modo chiaro tutti gli studi fatti in materia dal 1978 al 2015, dando tutti i riferimenti necessari e riassumendo le conclusioni.

Nel 1979, ad esempio, uno studio statunitense prese in analisi 34 famiglie con madri omosessuali e 47 famiglie con madri eterosessuali con figli di età compresa tra i 6 e i 9 anni al fine di determinare se vi sia una differenza significativa tra genitori omosessuali e genitori eterosessuali in relazione alle attitudini e alla propensione genitoriale, nella connessione tra il concetto di sé del genitore e quello del bambino. Il risultato fu chiaro:

Le due tipologie di famiglie non sembrano differire significativamente né in relazione alle attitudini genitoriali, né per ciò che concerne l’acquisizione del concetto di sé.

Molto interessante anche lo studio fatto tra il 1985 e il 1986 finalizzato a comprendere se l’orientamento sessuale degli individui influisca sulle loro capacità genitoriali. Il responso fu: “L’omosessualità è compatibile con l’efficacia della genitorialità”. O, ancora, pochi anni dopo, un nuovo studio sentenziò:

I figli di genitori omosessuali non sono più a rischio, rispetto ai figli di genitori etero, di manifestare: confusione rispetto all’identità sessuale, comportamenti inappropriati al ruolo di genere, psicopatologia, sviluppo di un orientamento omosessuale.

Un altro studio, datato 1998, concluse quanto segue:

Le coppie omosessuali si dividono le responsabilità di cura dei bambini in modo più equo rispetto a quelle eterosessuali. Si riscontra una divisione più paritaria e la cura dei figli risulta maggiormente equidistribuita e meno ruolizzata rispetto alle coppie eterosessuali.

O, arrivando al 2000:

I bambini cresciuti in queste famiglie appaiono fisicamente sani e ben adattati. Entrambe le madri delle coppie risultano attivamente coinvolte nelle attività di cura dei figli e le responsabilità familiari sono equamente condivise.

Nel 2005 - e precisiamo che ne stiamo tralasciando diversi, potete trovare l’ottimo riepilogo a questo indirizzo - un’altra conclusione simile:

I bambini non manifestano particolari problemi per quanto riguarda il benessere fisico e mentale, l’adattamento e la relazione con le madri. Nello sviluppo sociale e psicologico, i bambini esaminati sono paragonabili a bambini cresciuti con genitori eterosessuali. I risultati paiono coerenti con gli studi precedenti.

Insomma, avere due madri o due padri non influisce negativamente in alcun modo sulla crescita di un bambino. La scienza parla chiaro più o meno in tutto il Mondo. E a questo proposito non possiamo non proporvi il parere dell’autorevole Antonella Costantino, presidente della Società italiana di neuropsichiatria dell’infanzia e dell’adolescenza:

Avere due papà o due mamme non influenza negativamente lo sviluppo psicologico del bambino e non ne aumenta la probabilità di diventare omosessuale. Ampi studi condotti negli Stati Uniti evidenziano che i fattori di rischio per la salute mentale sono gli stessi, trasversalmente a tutti gli assetti familiari, anche nel caso di famiglie omogenitoriali. È sempre complesso fare studi su questo tema perché è difficile non essere influenzati dalle proprie convinzioni. Molti degli studi disponibili dimostrano che, se correggiamo i risultati per altri fattori di rischio come povertà, episodi traumatici e dipendenze, l'effetto per la salute mentale dei bimbi è analogo, indipendentemente dalla struttura familiare. [Avere due genitori dello stesso sesso può] esporre a fenomeni di bullismo e discriminazione da parte dei compagni, come avviene in tante situazioni in cui emerge una differenza, ad esempio la mancanza di un genitore. La legge sulle Unioni Civili parla però di una cosa molto più piccola dell'adozione per coppie omosessuali. Parla di bimbi che hanno un solo genitore perché l'altro è morto o non c'è mai stato. La 'stepchild adoption' ha l'obiettivo di consentire che il partner, pur nell'ambito di una coppia omosessuale, adotti il bimbo del compagno previo parere di idoneità e opportunità da parte di giudice. Lo scopo è quindi proteggere il bambino, per evitare che con la morte del primo genitore venga strappato contemporaneamente anche al secondo, che di fatto già convive con lui.

Chi si ostina a sostenere il contrario, senza dati alla mano, parla per semplice omofobia e ignoranza, al pari dei cospirazionisti che si accontentano di una fonte, spesso ben screditata, per sostenere teorie e prese di posizione che non stanno né in cielo né in terra.

Via | Ordini degli Psicologi del Lazio


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