Unioni Civili, emendamento cattodem propone il carcere per la surrogazione della maternità

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16.50 - Monica Cirinnà ha confermato oggi pomeriggio a La Repubblica che al momento non è stato ancora presentato alcun emendamento:

Sugli emendamenti ci sono tanti annunci, parole utili o inutili. Ma quelli presentati ad oggi sono zero. Perché Pd, M5s, Sel e gruppo Misto vogliono presentarne solo di migliorativi e che fanno unità.

Il termine ultimo per la presentazione degli emendamenti sarà domani, venerdì 22 gennaio 2016.

10.30 - Avevamo previsto che le giornate che ci separato dall’avvio delle discussioni in Senato sulle Unioni Civili sarebbero state ricche di dichiarazioni assurde, ma non potevamo immaginare che si sarebbe arrivati a tanto. Ieri sera l’area cattolica del Partito Democratico ha annunciato un emendamento che punta a introdurre il carcere per chi fruisce o organizza e favorisce la pratica di surrogazione della maternità.

Il primo firmatario dell’emendamento non ancora presentato è il senatore Gianpiero Dalla Zuanna, passato al PD dopo esser stato eletto nel 2014 con Scelta Civica. Il testo, così come è stato proposto, prevede che i cittadini italiani che chiedono la trascrizione degli atti di nascita dall’estero presentino la documentazione necessaria a provare il legame naturale con almeno uno dei due genitori. In caso contrario è previsto l’arresto e una salatissima multa.

Questo, come riporta Gay.it, è il testo dell’emendamento:


    1. Chiunque, al fine di accedere allo stato di madre o di padre, fruisce della pratica di surrogazione della maternità è punito con la reclusione da tre mesi a due anni e con una multa da 600 mila a un milione di euro. Chiunque organizza, favorisce o pubblicizza la pratica di surrogazione della maternità è punito con la reclusione da sei a dodici anni e con una multa da 600 mila a un milione di euro.
    2. Le presenti disposizioni, essendo la presente legge disposizione speciale ai sensi dell’articolo 7 comma 5 del Codice penale, si applicano anche quando il fatto è commesso all’estero da cittadino italiano.
    3. In sede di trascrizione degli atti di nascita ricevuti dall’estero dalle autorità consolari, i cittadini italiani richiedenti sono tenuti a rendere una dichiarazione all’ufficiale di stato civile attestante che la nascita è avvenuta senza il loro ricorso a pratiche di surrogazione della maternità vietate ai sensi della legge n. 40 del 2004, nonché a produrre documentazione attestante la dichiarazione, anche fornendo l’identità della partoriente. In mancanza di tale dichiarazione e documentazione, ovvero quando questa è stata resa e l’ufficiale di stato civile e le autorità consolari ravvisino la necessità di accertarne la veridicità, l’ufficiale di stato civile sospende la trascrizione e trasmette gli atti al procuratore della Repubblica.
    4. Nel caso in cui venga accertato il ricorso a pratiche di surrogazione della maternità, la trascrizione è negata se non risulta provata la sussistenza del rapporto di filiazione biologica tra il nato e almeno uno dei genitori risultanti dall’atto di nascita ricevuto dall’estero. In quest’ultimo caso, il giudice trasmette gli atti al tribunale per i minorenni, che dichiara lo stato di adottabilità del minore ai sensi della legge n. 184 del 1983. Nei casi in cui sia invece provata la sussistenza del rapporto di filiazione biologica tra il nato e almeno uno dei genitori risultanti dall’atto di nascita ricevuto all’estero, il giudice, nell’esclusivo interesse del minore, può autorizzare la trascrizione dell’atto di nascita con l’indicazione del solo rapporto di filiazione biologica, ovvero applicare la legge n. 184 del 1983 qualora ricorrano le condizioni di cui all’articolo 8 comma 1.
    5. All’articolo 12, comma 6, della legge 19 febbraio 2004, n. 40, le parole: “o la surrogazione di maternità” sono abrogate.

Le polemiche, come era giustamente prevedibile, non si sono fatte attendere, a cominciare da Arcigay, che tramite il segretario nazionale Gabriele Piazzoni ha fatto sapere:

Una proposta indecente, irricevibile. Una legge che nasce con l'idea di riconoscere diritti non può tramutarsi in una legge penale che parla di carcere. In nessuna parte del mondo le leggi che riconoscono le unioni tra persone dello stesso sesso sono state associate a clausole penali di alcun tipo. Solo il fatto che qualcuno immagini nel nostro Paese questa eventualità dovrebbe farci vergognare. Se il senatore vuole intervenire sulle pratiche di procreazione assistita deve avere la trasparenza e l'onestà di depositare subito una proposta di modifica delle legge 40, perché è quella che norma queste pratiche. La riforma della legge 40, tra l'altro, era inclusa nel programma elettorale del partito che ha eletto il senatore, quindi non si capisce perché questo inasprimento debba essere scritto in una legge che parla delle persone omosessuali e delle loro famiglie. La stessa politica che da anni si disinteressa della gestazione per altri praticata in stragrande maggioranza da coppie eterosessuali, improvvisamente, nel normare i diritti delle persone lgbt, viene colta da questo scrupolo ipocrita, che in realtà mostra con evidenza la cultura omofoba che avvolge questo dibattito. Una libertà da sempre garantita alle coppie eterosessuali è diventata un problema solo quando si è aperto il dibattito sulle coppie dello stesso sesso. Diciamolo una volta per tutte: quel ddl non parla di gestazione per altri, non la autorizza né la incentiva. Chi vuole portare quel tema in questo dibattito è evidentemente in malafede.

Alle parole di Piazzoni ha fatto seguito una nota firmata da Imma Battaglia, Presidente Onorario DGP, Rosario Coco, Presidente Anddos-Gaynet Roma, Maria Laura Annibali, Presidente DGP e Adriano Bartolucci Proietti, Presidente Nazionale Gaycs:

Stiamo assistendo in questi giorni ad una pericolosa deriva di disinformazione che contrappone i diritti civili alla famiglia eterosessuale “tradizionale”. Si tirano in ballo questioni completamente estranee alla proposta Cirinnà quali la gestazione per altri, con l’unico obiettivo di boicottare una legge che riguarda il futuro di decine di migliaia di coppie, con e senza figli. A chi ci chiede di “mediare” o di inserire inasprimenti delle pene sulla GPA, rispondiamo che è assurdo dar seguito a simili mistificazioni e trasformare una legge che garantisce diritti in una legge che pone dei divieti di natura penale. Ci aspettiamo che la politica scelga il dialogo con la società reale, non con gli integralisti del “family day”, dove si specula sul pregiudizio e la menzogna per negare i diritti. Bisogna dare risposte ad una società che cambia: la proposta Cirinnà è il minimo per iniziare a riconoscere finalmente i diritti delle coppie omosessuali, i diritti dei bambini delle famiglie omogenitoriali e i diritti di tutte le coppie conviventi. Va infine ricordato che la proposta Cirinnà riconosce anche le convivenze di fatto, istituendo per la prima volta una forma di tutela di base distinta dal matrimonio.
Per questo motivo saremo in piazza a Roma, al Pantheon giorno 23 gennaio alle 15:00 e in presidio al Senato dal giorno 28, per contribuire ad una mobilitazione che vedrà oltre 80 piazze italiane muoversi al motto di “Svegliati Italia, è ora di essere civili”. Sarà una manifestazione di laicità in cui bisognerà portare temi e problemi che questo governo deve ancora affrontare, come le politiche contro le discriminazioni, la strategia nazionale LGBT di recente interrotta, la delega alle pari opportunità ancora vacante. Da sabato, quindi, inizia per noi un percorso che dovrà portarci al di là di questa legge, verso un futuro di libertà, diritti e inclusione sociale.

Ora più che mai dobbiamo far sentire la nostra voce. E con questa occasione vi ricordiamo quali sono gli appuntamenti in programma in tutta Italia per il prossimo 23 gennaio:

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