Unioni civili troppo simili al matrimonio? Il Quirinale storce il naso

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La Repubblica lancia l’ultima indiscrezione sul DDL Cirinnà. Esperti del Quirinale, a dieci giorni esatti dall’arrivo al Senato del DDL sulle Unioni Civili, avrebbero espressi dei dubbi che potrebbero portare a delle modifiche del testo già incardinato, non relativamente alla tanto discussa stepchild adoption, ma a proposito delle troppe similitudini tra le unioni civili e il matrimonio così come viene inteso nel nostro Paese.

Dal Quirinale avrebbero fatto presente che il punto di riferimento da tenere presente è la sentenza 138 della Consulta, tenendo bene a mente “la nozione di matrimonio che stabiliva (e tuttora stabilisce) che i coniugi dovessero essere persone di sesso diverso”. Le unioni civili così come sono presentate nel DDL Cirinnà, in definitiva, secondo il Quirinale rischiano di essere troppo simili al matrimonio, e quindi lo spauracchio dell'incostituzionalità sembra essere concreto.

Il commento di Arcigay, dopo l’articolo pubblicato oggi su Repubblica, non si è fatto attendere. Gabriele Piazzoni, segretario nazionale dell’associazione, ha dichiarato:

Siamo rimasti molto sorpresi nell'apprendere di un presunto intervento sotterraneo del Quirinale volto a modificare il testo delle unioni civili in discussione dal prossimo 28 gennaio al Senato. A fronte di nessuna dichiarazione pubblica in merito del Presidente della Repubblica, anzi della volontà esplicita del Quirinale di non intervenire nel dibattito di una legge in discussione in Parlamento, sulla stampa si agita il fantasma di un intervento a gamba tesa del Capo dello Stato che addirittura dovrebbe produrre modifiche concrete nel testo in discussione. È chiaro che qualcuno sta cercando di attaccare le tutele e i diritti previsti dal testo di legge, attraverso interpretazioni forzate delle sentenze della Corte Costituzionale e utilizzando la figura del Capo dello Stato per inquinare il dibattito.

E, ancora:

Il tema che viene sollevato, cioè il problema di costituzionalità del ddl Cirinnà e la sua chiara distinzione dall'istituto del matrimonio, è già stato vagliato dalla Commissioni Affari Costituzionali del Senato e ampiamente affrontato dalla Commissione Giustizia, che proprio a seguito di quella discussione arrivò a convergere su una nuova formulazione del testo, focalizzata sull'articolo 2 della Costituzione e sulla definizione di formazione sociale specifica. Un fatto che conosciamo bene, perché la diseguaglianza che quel testo definisce è tutta sulla nostra pelle e non ci piace per niente. Impossibile per noi non aver presente questo aspetto che oggi nel dibattito pare essere stato inspiegabilmente o strumentalmente rimosso.

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