Papa Francesco nel suo primo libro intervista: “Gli omosessuali non vanno emarginati”

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Papa Francesco, a poche settimanale dal non troppo velato appello ai cittadini Sloveni, invitati a salvaguardare la famiglia tradizionale non votando al referendum sul matrimonio gay, torna a parlare di omosessualità e lo fa nel libro intervista scritto dal Santo Padre insieme al vaticanista Andrea Tornielli, “Il nome di Dio è Misericordia”, in uscita il prossimo 12 gennaio.

Gli stralci pubblicati oggi dai principali quotidiani italiani ribadiscono il pensiero di Papa Francesco - e quindi della Chiesa Cattolica - sull’omosessualità:

Io preferisco che le persone omosessuali vengano a confessarsi, che restino vicine al Signore, che si possa pregare insieme. Puoi consigliare loro la preghiera, la buona volontà, indicare la strada, accompagnarle.

Si parla anche del coming out di monsignor Krzysztof Charamsa e delle parole pronunciate da Bergoglio nel volo di ritorno da Rio de Janeiro, quando la notizia era appena esplosa in Italia e non solo:

Avevo detto in quella occasione: se una persona è gay, cerca il Signore e ha buona volontà, chi sono io per giudicarla? Avevo parafrasato a memoria il Catechismo della Chiesa cattolica, dove si spiega che queste persone vanno trattate con delicatezza e non si devono emarginare. Innanzitutto mi piace che si parli di ‘persone omosessuali': prima c’è la persona, nella sua interezza e dignità. E la persona non è definita soltanto dalla sua tendenza sessuale: non dimentichiamoci che siamo tutti creature amate da Dio, destinatarie del suo infinito amore.

Parole di circostanza, queste, che forse faranno piacere a quella fetta di gay cattolici che vedono in Papa Bergoglio un faro di speranza, ma che non fanno né caldo né freddo a quella più grande parte della comunità LGBT che, nonostante tutto, continua a vedere nel Santo Padre solo ed esclusivamente il più alto rappresentate di un’Istituzione ipocrita che da tanto, troppo tempo, continua a intromettersi nella politica del nostro Paese, ostacolando il progresso promuovendo valori troppo spesso anacronistici.

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