Leo Gullotta: “Si sono inventati il family day come se noi gay sfasciassimo famiglie intere”

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Leo Gullotta, uno tra i primi attori a fare coming out - era il lontano 1995 - ha appena compiuto 70 anni e per presentare al pubblico il nuovo spettacolo teatrale di cui è protagonista, “Spirito allegro”, si è concesso una lunga intervista al quotidiano La Repubblica.

Tra i temi affrontati, visto anche l’avvio delle discussioni sulle Unioni Civili, l’attore e doppiatore catanese ha parlato anche della propria omosessualità e del coming out:

Non mi sono mai nascosto fin da piccolo. Venivo dall'eterosessualità poi ho capito di essere omosessuale. È stato tutto tranquillo, sereno; c'è questa ipocrisia imbarazzante nel nostro paese. Io ho avuto una grande lezione di vita dal mio amico giornalista Pippo Fava. In uno dei suoi testi che interpretavo un personaggio diceva: 'Se non si è disposti a lottare a che serve essere vivi?'. Una frase che mi sono ripetuto sempre.

Gullotta, storico volto del Bagaglino, ha parlato anche della sua famiglia e dell’attuale situazione in Italia, toccando anche l’argomento adozioni che tanto scompiglio sta creando tra i nostri politici:

Ho una famiglia, la mia famiglia. Sono cresciuto ragazzino - le mie sorelle erano già grandi, già sposate - e mi preparavano le pappe da dare ai loro figli. Quando non mangiavano i bambini ci pensavo io, ho fatto una specie di papà quando ero troppo giovane. Ognuno nella vita deve poter fare quel che crede. Sulla parola 'matrimonio' il Vaticano e le destre ci hanno marciato, si sono inventati il family day come se noi sfasciassimo famiglie intere. Tutte le famiglie che conosco con adozioni sono gioiose, se c'è un bambino che non conosce una carezza, l'amore, è giusto che abbia un'opportunità. Poi ci sono famiglie dove volano le coltellate ma vince la finzione, trionfa l'ipocrisia. Sempre lì torniamo. Io ho sempre pensato che l'importante è che ci sia affetto, l'amore, il rispetto. Sono le uniche cose che contano, non il sesso di chi vive nella casa.

Parole che non possiamo non condividere e che, speriamo, abbiano anche solo un piccolo peso nella discussione che il nostro Paese si appresta ad affrontare.

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